Berlusconi e Bossi, i due leoni della politica non graffiano più

L'età si fa sentire. Forza Italia e Lega perdono consensi mentre sale Fratelli d'Italia. Che ne sarà dei due leader?

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, i due "leoni" della politica

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, i due "leoni" della politica

Roma, 17 ottobre 2022 - Che ne sarà dei due "vecchi leoni" della politica italiana? L'età si fa sentire: Silvio Berlusconi ha da poco compiuto 86 anni e Umberto Bossi, 81. Entrambi li hanno festeggiati lo scorso settembre e alla carta d'identità, si sa, non si può mentire. Le immagini delle recenti votazioni per le elezioni dei nuovi presidenti delle Camere ce li hanno raccontati "fragili", la plastica conferma che gli anni passano. Non la volontà di combattere. E nemmeno il carisma che i due leader incarnano. Da sempre. Che piaccia o no Bossi e Berlusconi hanno segnato la storia politica italiana degli ultimi 40 anni, inaugurando la Seconda Repubblica.  

Berlusconi e Bossi firmano il patto nel 1994
Berlusconi e Bossi firmano il patto nel 1994

Il patto d'acciaio

Il Senatur cavalca le istanze indipendentiste del Nord e su questo ci costruisce il suo partito: nel 1984 fonda la "sua" Lega Lombarda (poi Lega Nord e ora Lega), movimento "dal basso", federalista e anti-governativo sebbene poi al governo ci finirà e resterà stabilmente nella stanze dei bottoni.  Al contrario di Forza Italia, partito conservatore e liberale, che con fiuto imprenditoriale applicato alla politica Berlusconi, fonda dieci anni più tardi (e rifonda nel 2013 dopo l'avventura del Popolo delle Libertà) sulle ceneri dei partiti della Prima Repubblica spazzati via da Tangentopoli. I due non potrebbero essere più diversi. Ex comunista convertito alla causa padana, scorbutico e ruspante il primo. Tycoon di successo, uomo di marketing attento al look il secondo. Non è un caso che per siglare il patto d'acciaio con l'alleato di centrodestra Umberto Bossi, uomo poco incline al dialogo e alla diplomazia, manda il fedele scudiero e assai più morigerato, nei toni, Roberto Maroni a trattare col Cavaliere, in quel di Arcore, prima della vittoria netta alle politiche del marzo 1994. Quella volta si racconta che quel volpone di Silvio fece leva sulla comune passione calcistica, il Milan, mostrando al fido "Bobo" la Coppa campioni. E il patto venne siglato. 

Il matrimonio naufragato

Il primo matrimonio tra i due in effetti dura pochissimo con il Senatur che dopo soli otto mesi, nel dicembre 1994, staccherà la spina al primo governo Berlusconi (retto da una maggioranza composta da Alleanza Nazionale, CCD e UDC oltre che da Forza Italia e Lega), destinatario poco prima di un avviso di garanzia del pool Mani Pulite. Il Cavaliere non la prende benissimo. "Non mi siederò mai più a un tavolo in cui è seduto il signor Bossi. E non sosterrò mai più un governo che conti sul sostegno di Bossi perché è una persona inaffidabile", dice nei primi mesi del '95 il Cavaliere in un discorso passato alla storia. E poi smentito nei fatti.

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Ansa)
Silvio Berlusconi e Umberto Bossi (Ansa)

Personalità magnetiche

Il Cavaliere farà tesoro di quell'esperienza e imparerà a trattare (e blandire) l'altro "maschio Alfa" del centrodestra. Ad accomunarli due personalità magnetiche che contribuiscono a dare una svolta epocale al modo di fare politica: nascono i partiti dei leader che si rispecchiano nella loro personalità (la "canotta" dell'Umberto, il doppiopetto di Silvio), negli slogan ("Autonomia del Nord" e "Il nuovo miracolo italiano") e i nemici ("Roma ladrona" e "Quei comunisti della sinistra"). I due torneranno ad andare d'accordo, tant'è che Umberto Bossi sarà per ben due volte ministro (delle Riforme e per il federalismo) in due differenti governi Berlusconi  

Le ultime zampate 

Ora però i due "vecchi leoni" sembrano non graffiare più come prima. Berlusconi ha tentato un ultimo sussulto d'orgoglio mettendosi "di traverso" con Giorgia Meloni (definita "supponente, prepotente e arrogante"), la quale però gli ha fatto subito capire che ora comanda lei nella coalizione ("non sono ricattabile") e Silvio si è orientato a più miti consigli. Forza Italia comunque resta il vaso di coccio tra i vasi di ferro del centrodestra, la dura legge dei numeri usciti dalle ultime consultazioni. Anche Bossi è riuscito a strappare al fotofinish la riconferma al Senato ma il suo, al di là dell'affetto e della riconoscenza del popolo leghista, sembra ormai un ruolo di padre nobile all'interno del partito la cui segretaria aveva dovuto lasciare nel 2012 travolto dall'inchiesta sui soldi del partito utilizzati dalla famiglia.

E il futuro?

Forza Italia e Lega sono uscite fortemente ridimensionate dalle ultime elezioni del 25 settembre scorso non superando quota 9%, dato che stride ancora di più di fronte al 26% incassato da Fratelli d'Italia, per distacco primo partito di centrodestra. I rapporti di forza della coalizione si sono ribaltati con il Carroccio e gli azzurri che segnano una perdita di circa 5 milioni di voti: la perdita di consensi è lì da vedere. Il Cavaliere è ancora al comando di Forza Italia 2.0 ma fino a quando? La leadership non è in discussione ma è evidente che fiaccato anche dalle recenti defezioni (Brunetta, Carfagna e Gelmini), Berlusconi appare sempre più solo con il partito che dopo di lui pare destinato a disintegrarsi. Alla finestra il Terzo Polo (Calenda e Renzi)  che puntare ai voti dei moderati. Nella Lega la burrasca c'è ed è forse più evidente con il partito degli anti-Salvini si ingrossa. Lo stesso Umberto Bossi, che ormai non ha più nulla da perdere, ha fondato una corrente nordista. Il Senatur assicura che non si tratta di uno strappo nei confronti di Matteo Salvini ma intanto sogna un ritorno al passato al grido di "autonomia" e "federalismo". Comunque andrà a finire, il dopo Berlusconi e Bossi segnerà un'altra svolta e la politica italiana più in generale non sarà più la stessa. Nel bene o nel male.