Donald Trump con la moglie Melania (Ansa)
Donald Trump con la moglie Melania (Ansa)

Bruxelles, 11 novembre 2016 - Donald Trump apre sull'Obamacare, che potrebbe sopravvivere in alcune sue parti. Nella sua prima intervista dopo l'elezione concessa al Wall Street Journal, infatti, il prossimo inquilino della Casa Bianca ha spiegato che la riforma sanitaria, approvata nel 2010 e voluta con forza dal suo predecessore, non va per forza abrogata ma può essere modificata e quindi sopravvivere. Quanto alle proteste che stanno infiammando alcune zone del Paese, ha rimarcato la necessità di "unire il paese". Trump ha spiegato che lo farà attraverso un vasto programma di investimenti nelle costruzioni nelle infrastrutture a livello nazionali e migliorando gli accordi di commercio internazionale. Trump ha ribadito che punta a preservare i posti di lavoro americani anche arrivando ad imporre dazi su prodotti realizzati all'estero da societa' Usa e riducendo gli incentivi a spostare le fabbriche all'estero. 

ISIS E RAPPORTI CON MOSCA - Una delle massime priorità di Trump, poi, è la lotta all'Isis, non cacciare il presidente Bashar al-Assad dal potere, e appoggiare la cosiddetta opposizione moderata in Siria. Penso che "se state combattendo contro la Siria, e la Siria sta combattendo contro l'Isis, dovete sbarazzarvi dell'Isis", ha detto The Donald. Se gli Usa attaccano Assad, "finiremo col combattere contro la Russia, contro la Siria.... Ora stiamo appoggiano ribelli contro la Siria, e non abbiamo idea di chi sia questa gente". Trump ha anche rivelato di aver ricevuto una "bellissima" lettera del presidente russo Vladimir Putin, con il quale, ha aggiunto, ha in programma una telefonata in tempi brevi.

FRIZIONI CON L'UE - Intanto dopo le prime reazioni caute del leader mondiali (Papa compreso) al risultato delle elezioni Usa, oggi arrivano i commenti sferzanti dell'Europa. "Con Trump presidente perderemo tempo", ha dichiarato il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker: "Perderemo due anni  - ha detto rispondendo alle domande dei ragazzi alla Corte di Giustizia Ue a Lussemburgo - il tempo che faccia il giro del mondo che non conosce". Il rischio, ha continuato il belga, è di "vedere gli equilibri intercontinentali disturbati nei loro fondamenti e nella loro struttura". E' un fatto in ogni caso che "gli americani non hanno alcun interesse per l'Europa: questo è vero per la classe dirigente e per l'America profonda. Non conoscono l'Europa".  La vittoria di Trump può avere delle conseguenze "perniciose - ha insistito Juncker - perché viene messa in questione l'alleanza transatlantica e quindi il modello sul quale si poggia la difesa dell'Europa". Per non parlare dell'atteggiamento di Trump "nei confronti dei migranti e degli statunitensi non bianchi, che non rispettano i valori europei".

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L'OPPOSIZIONE INTERNA - E le frizioni sono anche interne agli States. Dopo l'incontro con Obama all'insegna della cortesia reciproca, il tycoon riceve un messaggio forte e chiaro del sindaco di New York. Bill de Blasio ha fatto sapere in una intervista che non darà alcun dato sui migranti irregolari che vivono a New York. Anzi, il primo cittadino della metropoli, ha assicurato che non collaborerà mai con il governo del miliardario e con il suo progetto di espellere dagli Stati Uniti 11 milioni di persone che vivono nel paese senza il permesso di soggiorno. De Blasio è andato oltre: il database di New York potrebbe anche essere distrutto. "Non sacrificheremo mezzo milione di persone che vivono con noi". Con lui è schierato anche il sindaco di Los Angeles, Eric Garcetti. Alla 'dissidenza' delle istituzioni si unisce anche quella di una parte della società civile, con le proteste  che sono proseguite nelle strade delle metropoli americane anche nel secondo giorno dopo le elezioni.

TRUMP AVVERTE OBAMA - E se Trump al al Wall Street Journal ha usato toni concilianti, lo staff del presidente eletto ha avvertito Barack Obama alla vigilia del viaggio in Europa, invitandolo a non fare passi rilevanti in politica estera durante la transizione perché potrebbe "mandare segnali contrastanti". "Sulle questioni grandi, trasformative, in cui il presidente Obama e il presidente eletto Trump non sono allineati, non penso che sia nello spirito della transizione tentare di far passare punti dell'agenda contrari alle posizioni" di Trump, ha confidato a Politico un suo consigliere per la sicurezza nazionale.