Usa, proteste anti-Trump a New York
Usa, proteste anti-Trump a New York

Washington, 12 novembre 2016 - "Not my president' (non sarà il mio presidente)". Questo lo slogan con cui migliaia di persone stanno manifestando in tutti gli Stati Uniti contro l'elezione di Donald Trump presidente e le politiche da lui annunciate in campagna elettorale. E' il quarto giorno consecutivo di proteste anti-Trump in tutto il Paese, per la maggior parte pacifici, ad eccezione di quelle di Portland, dove nella notte le contestazioni sono degenerate in vandalismi e un manifestante è rimasto ferito da uno sconosciuto che la polizia sta ancora ricercando. A Los Angeles, invece, duecento persone sono state arrestate per non aver rispettato l'ordine di disperdersi. Intanto Hillary Clinton, la grande sconfitta di queste elezioni Usa, è tornata sul suo insuccesso puntando il dito contro l'Fbi e le indagni sull'emailgate.

CLINTON: HO PERSO PER COLPA DELL'FBI - La Clinton attribuisce la sua sconfitta al direttore dell'Fbi James Comey e in particolare alla sua seconda lettera al Congresso, ad appena tre giorni dal voto. E' quanto avrebbe detto la rivale di Trump alle presidenziali 2016 in una conference call oggi con i maggiori contributori della sua campagna, secondo quanto riferisce il quotidiano Usa Politico.com. Per Hillary è stata proprio quella lettera di 'assoluzione' ad aver fatto più danni ancora della prima, quella del 28 ottobre, quando Comey comunicò al Congresso la riapertura delle indagini sull'emailgate. Perché la seconda lettera ha "risvegliato" gli elettori di Trump.

PROTESTE - La tensione è alta in tutto il Paese, con migliaia di manifestanti anti-Trump che sfilano nelle principali città, da New York a Los Angeles a Chicago. In 15mila si sono radunati oggi a New York in partenza da Union Square, per sfilare sino alla blindatissima Trump Tower sulla Fifth avenue, dove risiede il presidente eletto. E dove un suo fiero oppositore, Michael Moore, il regista premio Oscar nel 2003 per 'Bowling for Columbinè, è riuscito ad entrare indisturbato aggirandosi con il suo iPhone nei meandri del grattacielo. A Los Angeles sono scese in piazza circa 3mila persone in una manifestazione pacidica, ma 200 di loro sono state arrestate per non aver ottemperato all'invito delle forze dell'ordine di disperdersi dopo il corteo. Altre marce si sono viste a Detroit, Minneapolis, Kansas City, Olympia, Iowa City.

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Anche a Washington, la capitale, ci sono stati rulli di tamburo, con oltre 200 persone radunatesi davanti a Capitol Hill urlando "Not my president", "No Trump, no Kkk, no Fascist Usa". Ed è proprio a Washington che il movimento ha convocato una grande protesta di fronte al Campidoglio il giorno del giuramento di Trump, il prossimo 20 gennaio. "Unitevi a noi il giorno dell'investitura per far sentire la vostra voce. Ci rifiutiamo di riconoscere Trump come presidente degli Stati Uniti e ci rifiutiamo di prendere ordini da un governo che mette gli intolleranti al potere", si legge su Facebook. A Chicago la folla era composta anche da famiglie e bambini, che cantavano "No odio, No paura. Gli immigranti sono benvenuti". Altre manifestazioni sono previste nel weekend.

PORTLAND - A Portland la protesta è sfociata in violenza, con atti vandalici contro negozi e auto parcheggiate, costringendo la polizia ad usare i lacrimogeni. Uno scenario da guerriglia urbana, in cui una persona è rimasta ferita. L'episodio è ancora poco chiaro, a sparare,  prima di fuggire a bordo di un'auto, sarebbe stata una persona che aveva avuto un alterco con un dimostrante.