Come sarebbe l’America di Joe? Chiedetelo a Kamala, recita uno slogan. Ultimi veleni prima del voto. Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza. Ma – dice Mark Siegel, clinico, celebrità televisiva – la battuta filotrumpiana copre un interrogativo di fondo. Joe Biden sarebbe in grado di dettare l’agenda dei prossimi quattro anni? "Ne dubito – afferma Siegel - Compirà 78 anni il 20 novembre, ha il cuore in disordine, ha avuto un aneurisma al cervello, due operazioni delicate. E ora ha problemi di concentrazione, confusione, vuoti di memoria". Per Newt Gingrich, ex speaker della Camera, Kamala potrebbe fungere da badante politica. "Un paio di mesi fa Biden ha recepito senza fare una piega le 36 pagine della piattaforma della coppia Sanders - Harris. Questa piattaforma è...

Come sarebbe l’America di Joe? Chiedetelo a Kamala, recita uno slogan. Ultimi veleni prima del voto. Kamala Harris è la candidata alla vicepresidenza. Ma – dice Mark Siegel, clinico, celebrità televisiva – la battuta filotrumpiana copre un interrogativo di fondo. Joe Biden sarebbe in grado di dettare l’agenda dei prossimi quattro anni? "Ne dubito – afferma Siegel - Compirà 78 anni il 20 novembre, ha il cuore in disordine, ha avuto un aneurisma al cervello, due operazioni delicate. E ora ha problemi di concentrazione, confusione, vuoti di memoria". Per Newt Gingrich, ex speaker della Camera, Kamala potrebbe fungere da badante politica. "Un paio di mesi fa Biden ha recepito senza fare una piega le 36 pagine della piattaforma della coppia Sanders - Harris. Questa piattaforma è keynesiana. Anzi è socialismo puro. Non riflette la sua linea moderata". Soprattutto in economia.

FOCUS /, quando si saprà il risultato (e il vincitore)

I sondaggi: Biden in testa

Ad Arrigo Sadun, già direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, ne chiedo le conseguenze. "Tutto dipende – spiega – dalla portata di una vittoria. Se oltre alla Casa Bianca i democratici si prendessero anche il Senato nessun ostacolo alla realizzazione delle riforme economiche e sociali". Riforme costosissime. Clima, energia, sanità, immigrazione. E naturalmente fisco. "Per finanziarle Biden dovrà riaumentare la pressione fiscale federale, abbassata da Trump. Dunque la corporate tax dal 21 al 28 per cento (era al 35), le aliquote massime dal 37 al 39,7, ritorno alla regulation dopo la deregulation trumpiana. Più le imposte statali".

Effetti? Prevedibili. Li riassume così Kevin Hasset, ex economista della Casa Bianca: meno lavoro, meno occupazione, meno consumi. Ma minori consumi significano minori importazioni. Non esattamente quel che ci vuole per l’export italiano, che è un export di qualità. E non esattamente quel che ci vuole nel resto del mondo. L’America e l’Europa hanno bisogno di riprendersi alla svelta. Priorità alle imprese e al lavoro. Persino in Cina, da dove è partita questa maledetta pandemia e la cui crescita a fine anno non arriverà (Moody’s) al 2 per cento contro una media del 6 nell’ultimo decennio. E a proposito della Cina, Marion Smith su Usa Today, nota come si tratti oggi "della minaccia maggiore alla sicurezza, all’economia, ai valori degli Stati Uniti". Anche con una presidenza Biden l’approccio rimarrebbe sostanzialmente quello di Trump: containment economico e strategico.

La nuova guerra fredda è più pericolosa della vecchia. La Cina del revisionismo comunista è riuscita dove ha fallito l’Unione Sovietica. Ci ha messo in ginocchio copiando il nostro sistema e adattandolo alle strutture totalitarie. Da notare che Usa Today ha dato l’endorsement al democratico Joe Biden. Non era mai accaduto a quarant’anni dalla sua fondazione che esprimesse una preferenza a favore di un candidato. Ma in fatto di Cina repubblicani e democratici hanno una visione bipartisan. Il che comporta un reset della globalization. Di quella disastrosa globalization lanciata da Bill Clinton, quando aprì alla Cina le porte della World Trade Organization. Un suicidio. Non per le multinazionali però, che poi si sdebitarono finanziando la Clinton Foundation e pagando due campagne elettorali a Hillary Clinton.

Tornando ai giorni nostri, leggo Marc Thiessen sul Washington Post. Si chiede cosa accadrebbe se i democratici oltre alla Casa Bianca conquistassero anche la maggioranza al Congresso. Risponde: ‘"Per la prima volta nella nostra storia avremmo un partito unico. Sarebbe la sinistra socialista a governare. Impotente l’opposizione repubblicana. Impotente anche Biden a controllare le spinte radicali. E in ogni caso non credo che avrebbe la forza di completare il mandato". Qualcuno si meraviglierà che un commento del genere sia uscito sul Washington Post, nemico giurato di Trump e sostenitore di Biden. Ma così salva il pluralismo di facciata.

(cesaredecarlo@cs.com)