Ci sono alcune parole, fra le tante udite ieri ai funerali dei gemellini di Gessate, che colpiscono al cuore. Le prime sono quelle che ha scritto la mamma, questa povera mamma martoriata come peggio non si potrebbe. "Andrà tutto bene", ha scritto ai suoi bambini in una lettera che ha fatto leggere da un’amica. Le altre parole sono il titolo della canzone di Vasco Rossi che è stata fatta sentire e risentire al campo sportivo trasformato in chiesa: "Un senso".
Queste parole, "andrà tutto bene" e "un senso", sono indissolubilmente legate fra di loro. Perché "andrà tutto bene" solo se c’è "un senso".
Non esistono parole consolatorie, non esistono pacche sulle spalle, non esistono neppure persone che ci stanno vicine, non esistono psicologi e non esistono preti, quando siamo travolti dal dolore. O meglio esistono, ma non bastano. 

Ci vuole un senso, ci vuole un destino buono, ci vuole qualcosa che non passi. Il testo di "Un senso" può sembrare un grido disperato, perché il grande Vasco ripete, quasi ossessivamente, che "un senso" non c’è. Questa sera non ha un senso, questa storia non ha un senso, questa voglia non ha un senso, questa vita non ha un senso. E questo è,in verità, ciò che nel profondo sentiamo tutti noi, noi che non crediamo ci sia un senso, e che quindi ci distraiamo, ci distogliamo dalla realtà per non pensarci, per non impazzire.
Ma nella canzone di Vasco, accanto al grido doloroso, c’è anche (soprattutto!) un desiderio. Che poi è ’il’ desiderio. E cioè che un senso ci sia. Che tutto quello che viviamo – la storia, la vita, gli amori e, ultimamente, noi stessi – non sia solo "qualcosa che non resta", per citare un altro grande emiliano, Francesco Guccini. E infatti che cosa risaltava, che cosa urlava ieri al campo sportivo di Gessate? Urlava quel ripetere altrettanto ossessivo della canzone di Vasco Rossi: "Voglio trovare un senso..". Voglio trovare, lo voglio, lo voglio, perché è il desiderio che mi costituisce, è la mia stessa ragion d’essere. 

Tutti i discorsi sulla follia di un padre che non accetta la separazione al punto dall’arrivare ad uccidere i suoi bambini, e tutti i discorsi su quale vita attenderà ora quella povera madre, sono sì doverosi, ma insufficienti. Solo se c’è un senso "andrà tutto bene", altrimenti tutto quello che viviamo è destinato a perdersi, anche ciò che non finisce in tragedia, anche ciò che ci sembra lieto.