Fermate il treno, non voglio scendere. Il premier Giuseppe Conte aziona il freno di emergenza per evitare che il governo si sfracelli ad alta velocità sui bandi della Tav. La soluzione diplomatica è un pannicello caldo che si può sintetizzare così: andate avanti solo se tra sei mesi possiamo tornare indietro. Giusto il tempo di passare le elezioni europee, rivedere i rapporti di forza o, al limite, lasciare ad altri la grana. Quasi in contemporanea – saremmo a settembre – con la definizione di una nuova Finanziaria che dovrà fare i conti con la frenata dell’economia e le partite di bilancio rinviate quest’anno. Non è solo questione di Tav. Ieri a Bologna si sono ritrovati industriali, artigiani, commercianti, agricoltori, sindacalisti, dirigenti di infrastrutture come l’aeroporto Marconi, e rappresentanti delle istituzioni – dal primo cittadino di Bologna, Virginio Merola, al governatore emiliano Stefano Bonaccini – per chiedere al governo di sbloccare la realizzazione del Passante di Bologna, la Cispadana e la Bretella Sassuolo-Campogalliano. Grandi opere che sono in stallo da anni e da tanti governi, vittime di ritardi anche per responsabilità locali, ma sarebbero in condizioni, oggi, del colpo di reni per tagliare il traguardo. Compito che risponde all’interesse generale del Paese, non solo dell’Emilia-Romagna, essendo Bologna, per la sua posizione geografica, il nodo logistico principale tra Nord e Sud, tra i porti industriali del Tirreno e dell’Adriatico, Ravenna in testa, tra i distretti industriali del nuovo triangolo economico formato da Lombardia, Veneto ed Emilia. Non a caso le tre Regioni che chiedono l’autonomia. Il triangolo del Pil, in grado di correre più forte di Germania e Francia (più 2/4% nel 2017 contro il 2,2) e con un surplus con l’estero di 44,4 miliardi. Locomotive, ad alta velocità specie nel mondo delle catene del valore globalizzate, vivono solo se hanno infrastrutture adeguate: digitali e materiali. Colossi della manifattura globale che, però, accusano come il resto del Paese i graffi della recessione e aspettano risposte da chi oggi governa – a Roma come a Milano, a Padova come a Bologna – e da chi ambisce a governare domani.