Si sono chiuse ieri, in tutta Italia, le liste dei candidati alle prossime elezioni amministrative. E diciamo la verità: i partiti hanno fatto una gran fatica a ultimarle. È difficile trovare qualcuno che abbia il tempo e la voglia per un posto in consiglio comunale; e ancor di più qualcuno che intenda fare il sindaco. I partiti hanno in gran parte abdicato, nel senso che sono pochissimi i loro esponenti candidati a sindaco; si è preferito andare a pescare nella “società civile”, e anche qui diciamo la verità: senza offesa per nessuno, ma di figure di primissimo piano ne vediamo poche.

Poi magari sono tutte persone validissime e destinate a governare bene: non lo sappiamo. Ma quel che è certo è che molti dei candidati sindaci delle grandi città italiane erano, fino a poche settimane fa, più o meno sconosciuti. E pensare che un tempo si faceva a gomitate, per entrare nelle liste. Che cosa è cambiato?

Facciamo un passo indietro e veniamo appunto alla “società civile”. Quasi mitica, perché invocata a furor di popolo, una trentina di anni fa, per sostituire gli uomini di partito. Basta con i politici di professione, si diceva: facciamo governare chi ha già dimostrato di avere qualità nel mondo dell’imprenditoria, delle professioni eccetera. Il primo risultato è stata la distruzione dei partiti tradizionali, con annesse le loro scuole di formazione, che sfornavano candidati vogliosi di amministrare. Ma la seconda fase, cioè la discesa in campo dei Migliori, è durata pochissimo.

E il motivo è molto semplice. Fare il sindaco oggi è una grana, per giunta pagata pochissimo: chi ha un mestiere ben avviato, se ne guarda bene dal lasciarlo. Lo stipendio è basso, ma la possibilità di finire sotto processo è altissima. Basta firmare una banale carta di ordinaria amministrazione per finire nel registro degli indagati e nella gogna mediatica. Il giustizialismo post-Tangentopoli ha prodotto un meccanismo infernale. Inchieste su inchieste, la stragrandissima parte delle quali cavillose e cervellotiche, tanto che finiscono quasi tutte nel nulla. Ma quando il sindaco-imputato (ormai le due professioni coincidono) viene scagionato, ormai si è rovinato la salute. Ecco perché per candidarsi a sindaco oggi ci vuole una grandissima passione e un coraggio che sconfina nell’incoscienza. A chi si è candidato, quindi, cominciamo a dire grazie. E auguri.