Salvo sorprese – sempre possibili visto l’andazzo – sta dunque per nascere un Conte-bis, o meglio un Conte 2.0, come dicono le sue levatrici Pd e M5S, preoccupate di rimarcare la mitica ’discontinuità’. Sarà – ha detto ieri sera Zingaretti – «un governo di svolta»: esattamente la stessa definizione data, quattordici mesi fa, al governo gialloverde. Va detto subito che a nessuno è consentito parlare di colpo di Stato o di inciucio: tantomeno a Salvini, che questa crisi l’ha provocata (chi è causa del suo mal...). Sarà un governo pienamente legittimo, com’era legittimo quello appena defunto, perché siamo in una repubblica parlamentare e, se nessuno ha la maggioranza assoluta dei seggi, è normale procedere con alleanze e perfino con compromessi.

Ma, nella sostanza, che governo sarà? Luca Ricolfi, intervistato ieri su questo giornale, ha detto che «sarà di estrema sinistra», con molte tasse e una cultura del lavoro «trasformata in assistenza». Se è così, qualche osservazione va fatta, a futura memoria. La prima è che ricette economiche di questo tipo sono state, e da un pezzo, condannate dalla storia. Non funzionano. Non creano sviluppo. Non creano posti di lavoro. E non sono neppure ’giuste’, nel senso che – lungi dall’essere un equilibratore sociale fra ricchi e poveri – penalizzano i ceti medi, in particolare coloro che – presunti ricchi in busta paga – non possono evadere. Se poi arriva la sempre incombente patrimoniale, a pagare non saranno i nababbi, ma gli italiani che hanno comprato la casa con infiniti sacrifici. Un governo come quello profetizzato (e insieme temuto) da Ricolfi penalizzerebbe poi le imprese, specie le già tartassate piccole e medie. 

La seconda osservazione è che un governo di tasse, di patrimoniale, di assistenzialismo e così via, non sarebbe affatto nelle corde di un Pd egemonizzato, in parlamento, dai ’renziani’: cioè da coloro che, quando sono stati al governo, hanno portato una svolta – quella sì, vera svolta – rispetto alla politica economica tradizionale della sinistra. Insomma non sarà facile, come diceva il vecchio Bossi, «trovare la quadra».