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3 mar 2022
Editoriale

Se un pazzo schiacciasse il bottone

michele brambilla
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Michele Brambilla

La terza guerra mondiale sarebbe nucleare e devastante. È un frase ovvia, che ciascuno di noi avrà pronunciato o pensato chissà quante volte. Ma ieri queste precise parole hanno avuto un peso diverso, perché a pronunciarle è stato Sergey Lavrov, il ministro degli esteri di Putin. Dette da lui, sono parole che fanno paura. Naturalmente gli analisti fanno presente che sono parole di minaccia verso l’Occidente, e non un annuncio di quanto Putin ha intenzione di fare in Ucraina. Come dire: state attenti perché se intervenite contro di noi, sarà guerra mondiale. E inevitabilmente nucleare. 

Gli analisti aggiungono che una frase del genere ci dovrebbe confortare più che spaventare, perché è la prova delle difficoltà in cui si è infilato Putin. E sarà – anzi è – senz’altro così.

Ma non so se qualcuno di voi ricorda The day after, un film del 1983 che ipotizza, appunto, una guerra nucleare fra Usa e Urss. Durante tutti i giorni della crisi, l’allarme cresceva, ma era sempre accompagnato da una certezza: nessuno sarà mai così pazzo da premere il maledetto bottone. Una certezza che traspariva nei commenti sui giornali, nei dibattiti in televisione, nelle dichiarazioni dei politici e perfino nei discorsi della gente comune: c’è una famiglia che vive quei giorni, i giovani pensano a far l’amore e i vecchi ricordano la crisi dei missili di Cuba e sono convinti che finirà come allora. E invece nel film qualcuno il bottone lo schiaccia davvero, e "il giorno dopo" il mondo è un immenso cimitero.

Vogliamo sdrammatizzare? Ricordo una formidabile battuta di Stanisław Jerzy Lec, geniale scrittore polacco nato nel 1909, guarda caso, a Leopoli, Ucraina: "Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo". Speriamo che finisca così, con un sorriso. Ma c’è davvero da pregare, come fa la donna che abbiamo messo nella foto di prima.

Non ho mai citato, in questo articolo, la parola Russia. Ho sempre scritto Putin. Perché questa non è la guerra dei russi, è la guerra di Putin, un tiranno che pare impazzito.

Tommaso d’Aquino, santo e dottore della Chiesa, diceva che è lecito pregare per la morte del tiranno e, se questi non muore, è lecito ucciderlo. Nessuno di noi vuole spargere del sangue: ma che qualcuno, in Russia, fermi quell’uomo, sì, questo, lo preghiamo.

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michele brambilla