Matteo Salvini è un uomo che ama le sfide, e ieri ha voluto lanciare quella forse decisiva - l’assalto all’Emilia-Romagna - da un luogo simbolo della sinistra. Il PalaDozza, cioè il palazzo dello sport nel quale ha incoronato Lucia Borgonzoni candidata alla presidenza della Regione, è intitolato al sindaco comunista più amato, quello che esportò nel mondo il “modello Bologna“; è il luogo in cui Enrico Berlinguer diventò, nel 1969, segretario del Pci; è il luogo in cui Romano Prodi, nel 1996, lanciò l’Ulivo.
Insomma là dove si cantava Bandiera Rossa (o almeno biancorossa), ieri il Capitano ha intonato Bandiera Verde. Se poi «la trionferà», è tutto da vedere.

Resta tuttavia la sfida, il gesto ribaldo, l’occupazione sacrilega. Salvini ha voluto dare alla sinistra emiliana - la più forte e radicata in Italia - una sorta di avviso di sfratto: per adesso mi prendo il vostro luogo-simbolo, il 26 gennaio mi prendo anche le chiavi di un potere ultradecennale.
Un simile affronto non poteva non provocare una reazione della piazza: che infatti c’è stata. Ma, per fortuna, tutto o quasi è filato via liscio. La città era blindata, le preoccupazioni molte: ma, alla fine, dei temuti incidenti c’è stato poco o nulla, e quel poco s’è risolto con una scarica di idranti

È iniziata così una campagna elettorale che si preannuncia caldissima, perché la posta in gioco è enorme: dall’esito delle elezioni emiliane dipenderà anche il futuro del governo nazionale. Se la sinistra perde Bologna, è molto difficile che non perda pure Roma.

Si preannuncia anche, oltre che calda, anomala. Perché - sia detto senza alcuna offesa per Lucia Borgonzoni - la sfida sarà fra un candidato presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e un candidato presidente del Consiglio, Matteo Salvini. Un leader locale contro un leader nazionale. Non è previsto che Bonaccini abbia il soccorso stabile di un leader nazionale della sinistra: non è previsto e forse, dal punto di vista di Bonaccini, non è neppure augurabile. 

Si preannuncia infine, questa campagna elettorale, dall’esito incertissimo. Mai come ora l’Emilia è stata “contendibile“. Il paragone con la vittoria di Guazzaloca a Bologna è improprio. Guazzaloca non era percepito come un uomo di destra (e neppure lo era); Salvini è il leader più di destra che abbia mai avuto il centrodestra italiano. Nell’intervista che ha rilasciato ieri al nostro Andrea Zanchi, ha voluto apparire moderato. Ecco, rassicurare: anche questa è per lui una nuova sfida. Forse la più difficile.