Eccoci qui al consueto rito del chi ha vinto e chi ha perso. Anche se come al solito non se ne trova uno che ammetta la sconfitta e che non trovi un motivo per gonfiare il petto, magari paragonando i risultati con quelli delle elezioni condominiali, nomi e cognomi di vincitori e vinti sono abbastanza chiari. Ha vinto Eugenio Giani, nuovo presidente della Toscana. Non è brillante, men che meno è un trascinatore di folle, ma la sua regione era la madre di tutte le battaglie. Se la sinistra – come sembrava più che possibile, visti i sondaggi – avesse perso per la prima volta la Toscana, sarebbe stato un terremoto. Invece Giani ha vinto, e con un margine molto netto.

Storica è anche la vittoria di Francesco Acquaroli. Le Marche passano al centrodestra dopo cinquant’anni. Gran parte del merito è certamente suo, e di Giorgia Meloni che l’ha candidato; ma certo il Pd, con le sue lotte intestine, ha fornito un discreto contributo. Aveva Luca Ceriscioli, che aveva gestito molto bene l’emergenza Covid, e ha fatto il possibile per metterlo da parte.

Ha vinto molto bene anche Giovanni Toti. Nei suoi primi cinque anni di governo, la jella non gliene aveva risparmiata mezza, a partire dal crollo del ponte Morandi; in più, era l’unico candidato di centrodestra a dover fronteggiare un rivale sostenuto sia dal Pd che dal M5S, quindi dall’alleanza attualmente al governo. Ha preso più del 50 per cento, quasi venti punti più della vittoria di cinque anni fa.
Vincitori, anzi stravincitori sono poi Luca Zaia e Vincenzo De Luca, ormai adorati leader delle loro popolazioni, delle quali hanno saputo incarnare l’orgoglio e il senso di appartenenza. Zaia, con la sua lista che ha più che triplicato quella della Lega, si candida così, naturalmente e inevitabilmente, come alternativa a Salvini.

C’è poi Zingaretti. Dire che sia anch’egli un vincitore di queste elezioni, sarebbe forzato. Intanto, il Padreterno non l’ha fornito del physique du rôle, del vincitore. E perfino la vittoria del “sì” nel referendum (di cui parliamo a parte) è arrivata nonostante la maggioranza degli elettori del Pd (stando ai sondaggi) abbia votato “no“. Ma se avesse perso la Toscana, Zingaretti avrebbe incontrato, al Nazareno, un plotone d’esecuzione. Invece l’ha scampata, e resta in sella, così come ben saldo resta il governo tra il Pd e i Cinque Stelle. È vero che, a conti fatti, il centrosinistra ha perso un’altra regione (le Marche). Ma siccome temeva di perdere queste Regionali 4-2, o anche 5-1, il 3-3 che ne è uscito è per Zingaretti manna dal cielo. Il centrodestra sperava che queste fossero le elezioni della spallata al governo, invece si sono rivelate quelle della stabilità. Fino al 2023, quasi certamente.