Il tridente del centrodestra vince le elezioni regionali in Abruzzo. Il voto conferma l’ascesa di Matteo Salvini a mattatore della politica italiana e costringe i Cinquestelle a incassare una débâcle nelle urne. La Lega non si mangia del tutto l’alleato Forza Italia, va bene la Meloni. Il centrosinistra sopravvive, ma il Pd non risolve le sue difficoltà e dovrà chiedersi se la larga coalizione all’abruzzese sia la strada giusta per ritrovare se stesso. Prendere un risultato elettorale regionale e trasformarlo in un dato nazionale è esercizio ad alto rischio di cantonate. Ma è un rischio inevitabile, questa volta, per diverse ragioni. Numero uno: è il primo voto vero a poco meno di un anno dalla nascita del governo Conte e conferma quello che i sondaggi registrano in area maggioranza. Numero due: il voto abruzzese sta già avendo un impatto sui rapporti tra le forze di governo.
 
È probabile che incida su azioni e comportamenti da qui alle elezioni europee e, di conseguenza, sui delicati dossier aperti a Palazzo Chigi: l’autorizzazione a procedere contro Salvini, l’autonomia regionale, l’indipendenza della Banca d’Italia e degli organismi di controllo, la realizzazione della Tav, la crisi diplomatica con la Francia, la politica estera e il riconoscimento del nuovo corso anti-Maduro in Venezuela. E, soprattutto, la recessione economica che richiede più di ciò che il governo ha appeso a reddito di cittadinanza e quota 100. Troppo per quel che, in fondo, è solo un voto regionale? No, a vedere i mal di pancia che attraversano i Cinque Stelle. Scossi non solo dal risultato, ma anche dall’analisi dei flussi condotta dall’Istituto Cattaneo e dalla Luiss, che fotografano una forte transumanza di voti dai grillini alla Lega. 
Il cerino è quanto mai nelle mani di Di Maio e soci. Salvini ha tutto l’interesse politico a lasciarglielo. Sempre che il voto abruzzese non faccia prendere lucciole per lanterne. O polvere di Cinque Stelle.