l nome di Erika, la ragazza di 19 anni morta alla discoteca Jaiss di Vinci, va ad aggiungersi a quello di Lamberto, morto sedicenne nel 2015 al Cocoricò di Riccione stroncato dalle anfetamine, e a quello di Sdrjan, che aveva anche lui 19 anni quando nel 2014 al Madison di Milano fu ammazzato da una pastiglia dello sballo. Così come i nomi di Giorgio e Kevin, i due minorenni morti nell’incidente di Palermo, si aggiungono al lunghissimo elenco delle vittime delle stragi stradali del sabato. 

E se invece del Pil fosse questa la vera emergenza del Paese? Voglio dire non solo l’emergenza dei morti ma anche quella di chi vive come se fosse morto?

Perché non basta la macabra contabilità di chi finisce sotto terra: ce n’è anche una, nascosta ma non troppo, del disagio, lo stordimento, non saprei neanche come dire, forse la disperazione, ma ultimamente direi il dolore di chi alle quattro del mattino prende un veleno sapendo che è un veleno, oppure "posta" – adesso si dice così – su Instagram una foto di se stesso con a fianco una bottiglia, mentre guida ubriaco per andare a schiantarsi e ammazzare due suoi passeggeri poco più che bambini. E anche lui che guidava è poco più che bambino, perché ha vent’anni.

E d’accordo che "a vent’anni si è stupidi davvero", come cantava Francesco Guccini già ai tempi di Eskimo: ma allora si era stupidi perché "quante balle si ha in testa quell’età", ed erano balle che parlavano di politica e rivoluzione, magari anche di robe brutte come la lotta armata. E quindi per carità, non è che si voglia rimpiangere niente, anche perché la droga girava pure allora. Ma mi hanno colpito due cose che ho letto ieri. La prima l’ha scritta su questo giornale Luigi Caroppo: "Non siamo più educati ai sentimenti, forse". La seconda Vittorino Andreoli, lo psichiatra, sul Corriere della Sera: i ragazzi di oggi, a differenza dei loro padri, non si sentono più legati "a un futuro possibile".
Si può avere tutto, nella vita: un Pil che cresce, una disoccupazione a tasso zero, una flat tax al 10 per cento: ma quando mancano quelle due cose lì, "i sentimenti" e "il futuro", la vita non ha più nessun senso. E si muore dentro. Al punto, come scrive ancora Andreoli, da non percepire più nemmeno il rischio: né quello di prendere pasticche in discoteca, né quello di guidare ubriachi, perché non si ha più paura della morte. Solo una minoranza muore davvero: ma il vuoto ce l’abbiamo dentro un po’ tutti.