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18 gen 2022
Editoriale

Quirinale, schede segnate e teste bacate

michele brambilla

Chi si stupisce perché tanti italiani non vanno più a votare, e per il fatto che all’estero ci considerino spesso una repubblica delle banane, rifletta sul tema che sta agitando, in queste ore, i sonni del povero presidente della Camera Roberto Fico, alle prese con una questione che non dovrebbe neppure esistere, ma che al contrario assume, nel nostro Paese, la dignità di grande strategia politica. E cioè la storia delle schede taroccate per eleggere nientemeno che il Capo dello Stato. Spieghiamo di cosa si tratta al lettore eventualmente ignaro. Fico, a partire dal 24 gennaio prossimo, dovrà leggere in Aula i nomi segnati sulle schede depositate nell’urna.

Ma facciamo un passo indietro. I partiti stanno trattando (e tramando) sul nome del nuovo Presidente della Repubblica. Per eleggerlo occorrono due terzi dei consensi per le prime tre votazioni, la maggioranza assoluta (metà più uno) dalla quarta in poi. C’è un piccolo problema, però: il voto è segreto. E quindi, chi maneggia per ottenere il Quirinale, come farà a verificare la fedeltà di chi ha promesso – nelle trattative sottobanco – il voto? Alcuni Machiavelli de’ noantri hanno dato a Berlusconi un suggerimento per capire se i suoi alleati di centrodestra lo voteranno tutti, oppure se qualche franco tiratore lo tradirà. E il trucco sarebbe questo: ordinare ai grandi elettori di Forza Italia di scrivere sulla scheda 'Silvio Berlusconi'; a quelli della Lega di scrivere 'Berlusconi Silvio'; a quelli di Fratelli d’Italia 'Berlusconi'; a Noi con l’Italia 'S. Berlusconi'. Così, andando alla conta, si vedrà eventualmente se e dove sono mancati i voti.

Trucchetti suggeriti pubblicamente, via media, così da allarmare il presidente della Camera. E che cosa può fare Fico, che dovrà leggere a voce alta le schede? Non può imporre come esprimere il voto. Sulla scheda ci si è sempre sbizzariti: nel 1971 qualcuno, per bocciare la candidatura di Fanfani, scrisse "Nano maledetto, non sarai mai eletto"; qualcun altro, sette anni fa, votò "Raffaello Mascetti", che era il personaggio di Ugo Tognazzi in Amici miei: quello della supercazzola, per capirci. E quindi una soluzione potrebbe essere questa: qualunque cosa sia scritta, Fico leggerà ad alta voce solo il cognome, o solo il nome e poi il cognome, in modo da neutralizzare il giochetto. Giochetto che, intendiamoci, s’è sempre fatto, e da parte di tutti: non è solo un’idea di oggi pro Berlusconi. Ma almeno, una volta, queste cose si facevano senza dirlo. Adesso le si ostentano, credendo di passare per più furbi degli altri, e invece si passa per furbastri, che è una cosa diversa. Si passa per arroganti, lontani anni luce dai problemi veri della gente comune.

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michele brambilla