C'erano due ipotesi (speranze, per i suoi nemici politici) sul futuro di Matteo Salvini. La prima era che dopo l’autogol di agosto si fosse prematuramente conclusa la sua parabola ascendente. La seconda riguardava l’apertura di una sorta di processo, all’interno del popolo della Lega, sull’abbandono delle antiche radici nordiste. Il raduno di ieri a Pontida le ha spazzate via entrambe. 

Salvini non ha pronunciato, dallo storico palco, un discorso particolarmente importante dal punto di vista politico. Le accuse di tradimento a Conte, il "noi mai con il Pd" e via dicendo: niente di nuovo. Ma la grande partecipazione di popolo (insieme ai sondaggi che continuano a darlo saldamente al comando) è lì a testimoniare che la leadership di Salvini, nella Lega, è intatta. L’unica critica che il nostro Gabriele Moroni, inviato sul posto, ha catturato ascoltando i discorsi della gente, è stata – al massimo – che "Matteo doveva staccarla prima, la spina al governo". E anche i presunti mal di pancia delle regioni del Nord che si sentirebbero trascurate dalla linea politica nazionalista (o sovranista che dir si voglia) si sono rivelati più che altro sbiaditi retroscena di noi giornalisti. Pontida 2019 ha ribadito che la Lega di Salvini resta la Lega di Salvini: e cioè un partito che è passato dal 4 al 35 per cento cambiando ragione sociale.

Ieri erano 23 anni esatti dalla proclamazione dell’indipendenza del Nord fatta da Bossi a Venezia il 15 settembre 1996; e Salvini, nel suo discorso, ha ringraziato sia Bossi sia (perfino) il rivale Maroni. Ma nello stesso discorso ha anche ribadito che il Pantheon della Lega del presente e del futuro non ha nulla in comune con quello delle origini. Ha citato Oriana Fallaci, Giovanni Paolo II, Enzo Ferrari, il giudice Livatino, Gaber, perfino Berlinguer ("un comunista serio che si rivolta nella tomba"), perfino i sacri confini della Patria, e qui sembrava Peppone quando durante un comizio cambia discorso perché don Camillo fa suonare la canzone del Piave e lui – ragazzo del ‘99 – si commuove.
Il nuovo governo è partito: ma, per liberarsi di Salvini, il Pd e il M5s dovranno fare molta attenzione alle istanze che lui continua a rappresentare.