Roma, 15 giugno 2018 - Verrà il tempo delle responsabilità, oggi solo sgomento, dolore e fatica ad accettare l’inaccettabile: un ponte sull’autostrada, in una superba e bellissima città d’Italia, crolla inghiottendo vite di passaggio a settanta metri d’altezza. Schiaccia il Ferragosto sotto tonnellate di cemento armato. Il ponte Morandi a Genova è un moncone, un trampolino sul nulla. Un camioncino, fermo a un niente dal baratro, è l’icona della sorte e toglie il fiato solo a guardarlo. L’angoscia ha la voce dell’uomo che ripete “oh Dio!”. Col tono dell’impotenza e la speranza che le parole possano impedire l’inevitabile. Voleva riprendere il temporale, ha filmato il finimondo. Verrà il tempo della giustizia, oggi solo soccorsi, solidarietà e aiuto a una comunità ferita a morte.

E verrà il tempo che non arriva mai in tempo: quello di realizzare in questo paese un potente piano di manutenzione delle infrastrutture e di realizzare le grandi opere necessarie a spostare persone e merci nel modo più efficiente e sicuro per tutti. Alleggerendo il peso del traffico di oggi su opere pensate e nate mezzo secolo fa, con la tecnologia del tempo e con previsioni certamente da riconsiderare. La Gronda di Ponente, l’attesa nuova autostrada di Genova, doveva servire anche a questo. Verrà il tempo delle responsabilità, toccherà alla magistratura accertarle. È sempre tempo invece di polemiche e divisioni tra pro-qui e no-là. Tempo perso, come se mantenere l’esistente obbligasse a rinunciare a nuove infrastrutture. Una sciocchezza, semmai solo un problema di soldi. Ma un buon motivo per strizzare l’Europa.

Storia diversa, ragioni diverse, ma non si può ignorare che il crollo del ponte Morandi avviene a poco più di una settimana dall’esplosione di Bologna. Città nella quale si dibatte da tempo inverosimile di come spostare traffico con la realizzazione del passante. Né si può dire che la tragedia dell’A 10 sia un caso isolato: Il 18 aprile 2017 crollò un viadotto della tangenziale di Fossano. Il 9 marzo, un altro episodio lungo l’autostrada A14 tra Camerano e Ancona Sud, nelle Marche: cede un ponteggio provvisorio nell’ambito dei lavori di ampliamento delle terza corsia dell’autostrada. Il 28 ottobre 2016 al passaggio di un Tir cede un cavalcavia sulla provinciale 49 Molteno-Oggiono sulla superstrada Milano-Lecco. Storie diverse, ragioni diverse. Campanelli d’allarme? Solo l’elenco di un paese che rischia il cedimento strutturale per colpa propria. Genova, Italia.