Nel 1962, in 'Totò truffa', vendevamo la Fontana di Trevi agli americani, perché eravamo bravissimi – negli anni del boom – a convincere gli stranieri a investire da noi; bravissimi perfino ad abbindolarli con la nostra simpatia e un’accoglienza un po’ cialtrona. I servizi che abbiamo in queste pagine ci raccontano invece come oggi siamo diventati maestri nel farli scappare, gli stranieri.

Raccontiamo qui di una grande azienda portoghese che – in società con una italiana – ha già speso un centinaio di milioni per costruire un grande centro commerciale, e che si vede ora i lavori bloccati perché le costruzioni sono troppo vicine a un aeroporto. I lavori sono stati bloccati su ordine della magistratura: ed è pacifico che, se ci sono reati, i lavori devono essere fermati. Ma qui è successo che la società che sta costruendo il centro commerciale aveva tutti i permessi in regola rilasciati dal Comune, il quale Comune aveva rilasciato quei permessi in linea con i parametri dell’Enac, l’ente che regola l’aviazione civile. Poi però i parametri dell’Enac sono cambiati, e quindi il permesso di prima non va più bene.

Il problema non è la magistratura, che fa il proprio dovere e fa bene ad applicare le leggi. Il problema sono le leggi che cambiano in continuazione, il problema è l’instabilità di una burocrazia per cui quello che va bene oggi non andrà più bene domani e magari tornerà ad andar bene dopodomani. I portoghesi erano arrivati qui con un bel po’ di milioni (che avrebbero creato tanti posti di lavoro) perché la normativa di allora diceva che si poteva costruire; adesso si ritrovano un cantiere fermo, con il rischio di dovere demolire tutto. Magari stando ad osservare altri aeroporti italiani con le piste di decollo e atterraggio ben più vicine alle costruzioni: ma in linea con le regole di un tempo.

Per vendere la Fontana di Trevi, negli anni in cui l’Italia cresceva, bastavano Totò e il ragionier Scamorza. Oggi, per far scappare gli stranieri, basta una burocrazia che cambia norme in continuazione, creando un’instabilità che fa rima con povertà.