Vorrei raccontarvi – e poi vi spiegherò il perché – delle cene che il regista bolognese Paolo Muran sta organizzando a casa sua ad ogni partita dell’Italia. Fanno parte di un ciclo intitolato “Ci mangiamo l’avversario”. L’idea gli è venuta quando la Pallacanestro Virtus Bologna ha affrontato, in gara tre, la Pallacanestro Olimpia Milano, nelle recente sfida scudetto. Muran invitò a casa alcuni amici e cucinò per loro una cotoletta alla milanese. Portò bene, così si decise di organizzare per gli Europei di calcio una serie di cene, servendo sempre agli amici un piatto tipico del Paese degli avversari

Contro la Turchia Muran ha servito un cous cous alla turca, a base di verdure: tre a zero. Contro la Svizzera, uno (o una?) Zürcher Geshnetzel con Rösti, che sarebbe poi uno spezzatino a base di funghi e vitello: tre a zero anche qui. Contro il Galles, Welsh Rarebit con Cheddar: uno a zero. Contro l’Austria, Heringsschmaus, che è intraducibile ma c’entrano le aringhe: due a uno ovviamente per noi. Contro il Belgio Moules et frites, che sarebbero poi le cozze con le patate fritte, ma i belgi sostengono che è un piatto tipico loro: comunque, anche qui due a uno per noi. E infine l’altro ieri, contro la Spagna, la vittoria ai rigori è stata accompagnata da una paella.

Perché vi racconto questo? Perché credo che in queste cene ci sia qualcosa di unico al mondo: l’ironia, la benedetta leggerezza con cui noi italiani sappiamo vivere. L’ultima volta che ci eravamo riscoperti patriottici è stato quando iniziò il primo lockdown: tirammo fuori i tricolori e per vincere la paura ci mettemmo a cantare gli inni dai balconi. Ora le bandiere le sventoliamo per gioia e c’è forse qualcosa di magico – di simbolico sicuramente sì – nel fatto che questa sia la parola fine a un così lungo periodo di tristezza. Ora esultiamo, facciamo il tifo naturalmente, ma lo facciamo appunto con una capacità di sdrammatizzare che è solo nostra. “Ci mangiamo l’avversario” non è uno slogan aggressivo, al contrario è un rendere omaggio alla cucina, e quindi alla bellezza, dei nostri avversari; ed è un modo per far sì che la serata sia comunque di festa, si vinca o no. Questi sono gli italiani.

Non è la prima volta che lo dico, ma lo ripeto. Penso spesso a quei mappamondi illuminati che ci regalavano da bambini: senza l’Italia, la Terra sarebbe un mappamondo senza luce.