Perché l’incendio di Notre Dame ha così tanto commosso il mondo intero? Grazie al cielo, non ci sono state vittime. Dunque siamo rimasti forse colpiti per la distruzione di opere d’arte? Ma i tesori custoditi nella cattedrale – ci assicurano – sono tutti salvi. E allora, perché? Per la grande bellezza andata distrutta? Ma la cattedrale sarà ricostruita, e più bella di prima. E allora, perché?
È la ferita inferta a un’altra bellezza che ci ha colpiti, e perfino fatti piangere, come ha pianto un grande storico come Franco Cardini, che ieri ha raccontato su questo giornale la sua commozione davanti alla cattedrale in fiamme. È una bellezza che non si vede e non si tocca, una bellezza che si snoda attraverso i secoli, e che ha a che fare con i sentimenti di milioni di persone che a Notre Dame sono andate non tanto per ammirarne l’arte (ce n’è, a Parigi, in sovrabbondanza) ma per respirarne il mistero, quel che rappresenta, quella domanda sul senso della vita che urla dentro ciascuno di noi. È la bellezza di tante preghiere, di ringraziamento o di supplica; la bellezza del sentimento di uomini che per costruire quella chiesa hanno impiegato tutta la vita, pur sapendo che non ne avrebbero mai vista la fine, perché occorrevano secoli, per costruire le cattedrali medioevali. Erano tempi in cui anonimi artigiani impiegavano anni per decorare i tetti con minuscole sculture che nessun occhio umano avrebbe mai potuto vedere, tanto erano inaccessibili: ma il cielo sì, le avrebbe contemplate, e tanto bastava.
Oh certo, sì, le chiese sono state anche instrumentum regni, centri di potere, pretesti per guerre e prevaricazioni. Ma a edificarle, e a tenerle vive, è stato soprattutto il cuore degli umili. Il rogo di Notre Dame ci colpisce perché ci ricorda, con un trauma, che c’è pur stato un tempo in cui erano i sentimenti e le fedi a muovere il mondo; e ci mette di fronte alla transitorietà di quel che il mondo moderno ha elevato a speranza di felicità. La parte visibile di Notre Dame verrà ricostruita. Ma l’essenziale è invisibile agli occhi, dice la volpe al piccolo principe.