IMMAGINATE la scena. Domenica mattina, sul sagrato di centinaia di chiese cattoliche emiliane, romagnole e marchigiane si notano insolite presenze. Arrivano alla spicciolata in gruppi di due, tre, cinque persone. Donne col capo coperto, uomini con la pelle scura. Pachistani, marocchini, nigeriani... Una consistente rappresentanza degli oltre 230mila musulmani che risiedono nelle nostre due regioni. Sorridono, si soffermano qualche minuto a commentare gli ultimi orrori dell’Isis e dei suoi emuli, poi, in silenzio, varcano i portoni delle chiese, si siedono su panche di legno consumate dal tempo e assistono rispettosamente alla messa. Poteva accadere oggi, ma non accadrà. Sarebbe stato un gesto altamente simbolico, un modo per dimostrare plasticamente l’esistenza di un Islam moderato, che rappresenta la stragrande maggioranza dei fedeli, che non ha problemi di sorta nei confronti della Chiesa cattolica e che arde dal desiderio di concorrere all’isolamento «politico» e sociale dei tagliagole di Allah e dei loro simpatizzanti. 

SAREBBE stata una giornata a suo modo «storica», sarà invece una domenica come le altre. Stiamo assistendo a un grande equivoco. Molti giornali, ieri, hanno raccontato che, dopo la barbara uccisione del parroco cattolico di Rouen, oggi i musulmani parteciperanno alla messa nelle chiese cattoliche di Francia. Un segno di pace e di fratellanza, una scelta esplicita di campo. Notizia drogata. L’iniziativa, infatti, non è venuta dai rappresentanti religiosi dell’Islam francese, ma da un organismo politico: quel Consiglio francese del culto musulmano insediato nel 2003 dall’allora presidente Sarkozy. Gli imam hanno taciuto, la maggioranza dei fedeli resterà a casa. L’iniziativa francese si è riverberata in Italia. Un’unica associazione musulmana, il Coreis di Milano, ha lanciato un analogo appello. Altre sono rimaste in silenzio. Qualcuna ha apprezzato senza aderire. Diversi imam hanno preso le distanze. Non confliggendo, ovviamente, ma sminuendo e relativizzando: ben altro ci vorrebbe...

SÌ, CERTO, ci vuole ben altro per battere l’Isis. Ma il brodo di coltura in cui nuota il Califfo è ampio: prosciugarlo è compito degli islamici «moderati». Magari rifiutando i finanziamenti per costruire moschee quando quei soldi vengono da Paesi come l’Arabia Saudita che finanziano anche il terrorismo. Magari aderendo esplicitamente a quei valori laici di libertà su cui si fondano le società occidentali dove hanno scelto di vivere. Magari dando spontaneamente vita a un gesto simbolico, un gesto come assistere alla messa cattolica. Un gesto che non rimanesse circoscritto alle élite, ai rappresentanti più o meno in carriera del mondo islamico in Italia, a coloro che hanno fatto dell’Islam una professione, ma che partisse dalle autorità religiose e coinvolgesse non qualche sparuta rappresentanza «politica» ma le vaste masse di fedeli a Bologna come a Modena, a Forlì come a Rimini, a Pesaro come ad Ancona. Sarebbe stata una domenica straordinaria, sarà invece una domenica come le altre. Solo un po’ più ipocrita.