Un ragazzino di 14 anni perde la vita per un gioco inseguito in Rete. I genitori lanciano un appello. Parole dettate da un amore struggente, da una stretta al cuore per il dolore più grande del tempo: la perdita di un figlio. "Fate il più possibile per far capire ai vostri figli che possono sempre parlare con voi, qualunque stronzata venga loro in mente di fare devono trovare in voi una sponda, una guida che li aiuti a capire. Noi pensiamo di averlo sempre fatto con Igor, eppure non è bastato. Quindi cercate di fare ancora di più, tutti i ragazzi sono accompagnati dal senso di onnipotenza che, se da una parte permette di affrontare il mondo, dall’altra può essere fatale". Parole nitide come le montagne scalate da Igor. Via maestra per il senso del limite, ma anche vita, amore e coraggio. Igor la seguiva con la guida dei genitori . Ma chi è davvero in grado, di guidare i ragazzi, attraverso lo tsunami dell’adolescenza nell’era digitale?

I genitori, i fratelli, le sorelle, gli amici? Gli insegnanti, l’allenatore al campetto o in palestra? Medici, psicologi e sapienti? Un prete in oratorio, a trovarne ancora? Il punto è che, oggi, per la prima volta, chi è al volante conosce la strada, ma non sa più guidare l’auto. Il web ha fatto sì che molti adulti hanno l’esperienza e la saggezza ma non la stessa conoscenza del nuovo mondo, la Rete, rispetto a giovani e giovanissimi. Può conoscere le mille luci social delle comunità virtuali, ma ne ignora le ombre e i vicoli bui. Muove passi incerti che non hanno efficacia di fronte a figli e nipoti che può seminarli con un clic e perdersi per sempre. Ancora, parole di Ramon, padre di Igor: "Gli avevamo parlato di alcol, droga, motorini, salti pericolosi e tutto ciò che conoscevamo. Ma di questo no, era proprio fuori dalla nostra immaginazione". Fabio Palma, istruttore dei Ragni di Lecco, amico della famiglia: "Ho chiesto a due miei piccoli atleti di 14 anni, amici di Igor, e anche loro conoscevano perfettamente questi giochi e tutto il resto. Questo mi ha totalmente destabilizzato: io, Fabio Palma, che sul web per lavoro e per cultura navigo migliaia e migliaia di ore all’anno, ero totalmente ignorante di questo mondo sommerso". Di questa angoscia stiamo parlando. Per colmare questo vuoto di conoscenza, mesi fa, abbiamo lanciato la proposta di inserire nei programmi scolastici un’ora di lezione di vita 4.0. Non solo un’arma contro il bullismo (anche digitale), ma uno strumento per tutti. Affidato a professionisti che sappiano di cosa si parla. Un’idea che ha attraversato altre strade e ha trovato un incubatore nella proposta di legge per la quale i sindaci dell’Anci, su spinta del primo cittadino di Firenze, Dario Nardella, stanno raccogliendo le firme. La rilanciamo, affinché qualcosa cambi. La polizia postale sta dando da tempo la miglior prova di vicinanza alle famiglie e alle scuole. Magistrati responsabili e determinati – come chi sta seguendo la pista dei siti visitati dal ragazzo prima della sfida fatale – sanno che il codice penale non può fermarsi al confine del mondo reale. Ramon, il papà di Igor, racconta che la sua missione, d’ora in poi, sarà andare nelle scuole per raccontare, per aiutare a crescere. Per sostenere la sfida di un sesto grado chiamato adolescenza. Sappia che non sarà mai solo.