Sinisa Mihajlovic ha detto al nostro giornale di avere molta stima di Matteo Salvini e di augurarsi, per le elezioni regionali dell’Emilia-Romagna, una vittoria di Lucia Borgonzoni, candidata del centrodestra. Abbiamo una certa età e di endorsement ne abbiamo visti parecchi. Per stare a queste elezioni, ad esempio, pochi giorni fa avevamo ospitato quello di un altro grande sportivo, Julio Velasco, il quale, al contrario di Mihajlovic, appoggia il candidato di centrosinistra, Stefano Bonaccini. Mai però avevamo visto tante e tali reazioni di odio, tanti insulti e tante minacce come ne ha ricevute ora Mihajlovic.

Molti hanno scritto, in quella fogna a cielo aperto che spesso sono i social, di sperare che la leucemia faccia presto il suo dovere. Di tanto odio Mihajlovic non si spaventa. Ha vissuto la guerra dei Balcani sotto le bombe e ora sta combattendo, per la sua vita, un’altra battaglia a colpi di chemioterapia. L’ho incontrato l’altro ieri quando era appena uscito dall’incontro con Berlusconi e gli ho chiesto se non fosse dispiaciuto – dopo aver ricevuto tanto affetto – di non essere più amato da tutti. "Io sono sempre stato uno che divide", mi ha risposto: "La leucemia ha unito tutti dalla mia parte. Ma io sono abituato a dire quello che penso, era destino che tornassi a spaccare".

Ma se lui non si preoccupa, credo che dovremmo preoccuparci tutti noi del clima di odio che si è scatenato per questo endorsement (e solo per questo). Stefano Bonaccini ha risposto, da signore, di augurarsi solo che Sinisa guarisca, e tutti coloro che sperano in una sconfitta elettorale della Lega dovrebbero fare altrettanto. Ma purtroppo non è così, a giudicare dalle migliaia di messaggi di odio. Per una certa sinistra, alcuni endorsement sono libera espressione del popolo, altri puzzano. Per questo è da accogliere come una vera e propria boccata di aria nuova la posizione delle sardine: "Sinisa Mihajlovic – hanno scritto in un comunicato – prima che un grande allenatore è una grande persona. E gode, come tutti i cittadini, della libertà di pensiero e di espressione. Ogni sua posizione, come ogni suo schema di gioco, è lecita. Purché rispetti le regole del gioco stesso. E lui si è mosso nel rispetto delle regole e dell’intelligenza di tutti (...) Non si può dire lo stesso dei tanti che lo hanno attaccato ricoprendolo di insulti e di odio". Nulla da aggiungere, se non un ‘chapeau’