Sono quattro mesi che il caso Mihajlovic ci emoziona, ci commuove e ci presenta via via una serie di eroi (se vogliamo usare questo termine) o comunque di personaggi positivi. 
Il primo è ovviamente Sinisa, che si batte per la vita senza vergognarsi - lui, “il guerriero” - di mostrarsi magro, senza capelli, fragile, perfino in lacrime. Poi c’è la moglie Arianna, "l’unica persona che conosco ad avere più palle di me", dice Mihajlovic. Poi i medici. Poi il donatore. Ci si è però un po’ dimenticati di rendere i dovuti onori a un altro straordinario protagonista: il Bologna Football Club.

Mihajlovic, chi è l’angelo custode di Sinisa

In un mondo in cui l’unica cosa che conta è vincere (magari non importa come), in un mondo in cui una montagna di soldi ha da un pezzo sepolto i sentimenti, il Bologna Football Club - quando ha saputo della malattia del suo allenatore - ha messo due cose davanti a tutto: la riconoscenza e l’uomo. Riconoscenza perché senza Mihajlovic sarebbe in serie B; quanto all’uomo, inutile spiegare. Sinisa è uno che parla schietto e guarda negli occhi, non è tipo da giri di parole o peggio ancora da ipocrisie, e quindi non c’è timore di ferirlo dicendo quella che appare come un’evidenza: da quattro mesi il Bologna è senza allenatore. Più un tecnico è carismatico, più è determinante la sua capacità di motivare i giocatori (magari prendendoli per il collo) e più è fondamentale la sua presenza - fisica, voglio dire - sul campo di allenamento e in panchina. C’è uno del Bologna che gioca sulla fascia, mi pare Orsolini, che ha detto che quando passa davanti alla panchina di Sinisa ha una tale paura del cazziatone che triplica le energie. Guardiamo i fatti.

Il Bologna ha più o meno gli stessi giocatori da un anno e mezzo a questa parte, salvo qualche innesto a gennaio. Dividiamo questo periodo in tre. Nel primo, senza Mihajlovic, la squadra era in zona retrocessione. Nel secondo, con lui, è volato rimontando fino al decimo posto. Nel terzo, quello della sua malattia, arranca. La società avrebbe potuto fare anche un mezzo beau geste dicendo: continuiamo a pagare lo stipendio a Mihajlovic e gli conserviamo il posto per quando guarirà: ma, nel frattempo, prendiamo un altro allenatore. Avrebbe potuto farlo. Non l’ha fatto, perché sa che se a Sinisa togli la panchina, togli anche la forza di lottare contro la leucemia. E quindi, comunque finisca questo campionato, per il Bologna sarà l’ottavo scudetto: forse il più bello