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Il partito demografico

di PAOLO GIACOMIN
Ultimo aggiornamento il 9 settembre 2018 alle 11:36

Roma, 9 settembre 2018 - C’è uno spread che si aggira per l’Italia. Spiega perché il voto premia chi promette sicurezza e protezione sociale. Indica come andranno le elezioni da qui ai prossimi decenni. È il termometro anagrafico e dà tre responsi. Il primo: gli italiani godono di buona salute. Il secondo: gli anziani saranno sempre di più, i giovani sempre meno e sempre più soli. Il terzo: il benessere sarà appannaggio degli over, il rischio povertà delle generazioni più giovani. 
Istat, ultimo rapporto sulla popolazione italiana: l’età media dei 60 milioni e 484mila italiani è di 42,5 anni. Solo il 13,4% ha meno di 15 anni e il 22,6% più di 65. Gli over 80 negli ultimi 27 anni sono raddoppiati, sono il 7%, la percentuale più alta in Europa davanti a Grecia e Spagna. I centenari sono oltre 15mila, oltre mille hanno superato i 105 anni e 20 sono i supercentenari che hanno superato i 110 anni. Non sono solo numeri, sono persone.

E sono elettori che chiederanno risposte a interessi anche in conflitto tra loro, e determineranno la distribuzione di risorse limitate. Più buona sanità o più asili nido? Blocco dell’età pensionabile o uscita dal lavoro anticipata? Detassare le pensioni o il lavoro? Più risorse per formazione e tutela dalla disoccupazione, o più residenze sanitarie assistite?

Il privato se n’è accorto da tempo: in molte imprese – lo si è visto nella ricerca sulla sostenibilità presentata da Confindustria Emilia – i servizi di welfare sono un valore per attirare talenti oltre che a un incentivo entrato nelle contrattazioni aziendali. Se si intrecciano i dati anagrafici con quelli sul reddito il quadro è ancora più limpido. Certo, da sempre i giovani possono disporre di un patrimonio inferiore a quello di chi lavora da anni. Altrettanto evidente che se trovare lavoro da giovani non è mai stato facile, oggi lo è un po’ di più. Come lo è prendere l’ascensore sociale. Parla chiaro l’indice di povertà misurato dall’Istat per il 2017: l’incidenza della povertà assoluta diminuisce con l’età. Il valore minimo (4,6%) si registra tra le famiglie con a capo una persona di oltre 64 anni. Quello massimo se a capo c’è un under 35 (9,6%)». E ancora: il rischio povertà è maggiore tra le famiglie numerose, ma è più alto tra quelle giovani: raggiunge il 16,3% se la persona di riferimento è un under35, mentre scende al 10% se ha più di 64 anni. Facile prevedere chi vincerà le elezioni per un po’: il partito demografico.

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