La tempesta colpisce la Riviera Adriatica nel pieno della stagione turistica. La Romagna, con i pini secolari di Milano Marittima abbattuti dalla furia del tempo che diventano simbolo di una giornata da dimenticare, ma che non dobbiamo consentire venga sbrigativamente archiviata come un tiro mancino della fatalità. Le Marche, con chilometri di spiaggia spazzati da venti e piogge e decine di stabilimenti balneari ridotti all’impotenza: seimila ombrelloni e quasi ventimila tra lettini e sedie sdraio andati in malora solo tra Numana e Sirolo. La Romagna, le Marche, sono terre di spiriti forti, di gente che non si arrende – lo vediamo ogni giorno nei paesi colpiti dal sisma – e che, da subito, ha fatto e sta facendo il possibile e l’impossibile per ridare il sorriso all’estate.

Traendo forza dall’orgoglio, dall’amore di sé, da quello spirito mai domato che viene da lontano, è scritto nel Dna e prima ancora nel cuore di generazioni nate da pescatori capaci di costruire uno dei motori più forti e imbattuti del turismo mondiale. Una parte importante di Pil – e quindi di benessere – che non può rischiare cedimenti seppur per una tempesta tropicale senza precedenti. Per questo motivo, non bastano la poesia e l’onore degli uomini e delle donne di buona volontà. Servono fatti, non parole. E i fatti sono semplici: siamo di fronte a un evidente stato di calamità naturale. Chi sta a Roma lo riconosca. 

Chi governa – a qualsiasi livello, centrale e regionale – faccia tutto ciò che deve per sostenere le imprese balneari e turistiche, ma anche i cittadini, danneggiati dal maltempo. Accolga, per esempio, la proposta giunta dalla Confesercenti ravennate, di sospendere i pagamenti dei canoni demaniali. Difenda la stagione turistica e la nostra gente del mare. Noi faremo la nostra parte chiedendo conto di ogni promessa non mantenuta e di ogni diserzione dal fronte del dovere. La Riviera ripartirà, ha la forza per riuscire e la capacità di stupire come un arcobaleno dopo la pioggia. Ce la farà anche questa volta, ce la faremo.