Ieri, sui siti dei grandi giornali, è scoppiata una polemica perché la Rai, in una trasmissione di Carlo Conti, ha mandato in onda un sondaggio sulle migliori qualità delle donne, e ai primi tre posti c’erano: 1) la cura della casa; 2) la capacità di fare più cose contemporaneamente; 3) il prendersi cura degli altri. "Sessismo", "gaffe della Rai", "violenza di genere", si è commentato. Noi siamo d’accordo, perché una simile classifica è di pessimo gusto, roba da anni Cinquanta. Ma continuiamo a non capire perché, sul tema dei diritti delle donne, a nessuno freghi niente di Saman Abbas, la diciottenne pachistana scomparsa a Novellara (Reggio Emilia) più di un mese fa.

Questa ragazza il 27 ottobre dell’anno scorso si era rivolta ai servizi sociali del Comune chiedendo aiuto perché il padre le aveva combinato un matrimonio con un cugino che sta in Pakistan. Era finita in un centro di protezione del Bolognese. L’11 aprile è tornata a casa. Ma, dopo pochi giorni, è scomparsa, più o meno in contemporanea ad un’altra scomparsa: quella dei genitori, volati in Pakistan.

La Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta per omicidio con cinque indagati: i genitori, due cugini e uno zio della ragazza. I carabinieri stanno cercando il cadavere in un campo dove si teme che Saman sia stata seppellita.

Speriamo tutti in lieto fine. Ma già così com’è, questa storia è molto, è incomparabilmente più grave di tanti altri casi che finiscono in prima pagina e ispirano battaglie politiche. Qui però tutti zitti. Dov’è la sinistra che parla tanto (senza poi tradurre in realtà) di quote rosa? Forse è nelle parole del deputato del Pd Andrea Rossi, secondo il quale chi parla del caso di Saman "strumentalizza politicamente". E chi tace cosa fa? Fa il suo dovere?

Dell’assordante silenzio sulla vicenda di Novellara ha scritto ieri, su queste colonne, Beppe Boni. Il quale si è chiesto perché mai la società dei diritti non muova un dito. Azzardo una risposta. Forse, i professionisti del politicamente corretto temono che questa volta i diritti delle donne vadano a cozzare contro un altro totem del pensiero perbene. E cioè temono di sentirsi rivolgere l’accusa di razzismo. Temono di sentirsi dire una parola più grave di "maschilista". Temono insomma di sentirsi rivolgere l’epiteto di "islamofobo".

Idiozie, perché non c’è nessuna fobia, non c’è nessuna guerra di religione nel dire che i matrimoni forzati sono una vergogna che si sperava superata da secoli, magari qualcosa di ben più grave di un sondaggio tv, specie se c’è di mezzo anche un’inchiesta per omicidio.

La storia di Saman viene trattata dai giornali come un caso di cronaca nera. Speriamo che qualcuno si accorga che c’è molto di più.