Il Movimento Cinque Stelle, che doveva essere il futuro della politica italiana, sembra già giunto al capolinea. Diversi suoi parlamentari se ne vanno. Altri vengono espulsi. La sbandierata diversità è andata in crisi sulla questione delle quote di stipendio da devolvere al partito. La forza politica che doveva "superare destra e sinistra" si sta spaccando in correnti di destra (Di Battista e Paragone) e di sinistra (Fioramonti). "Il Movimento è agonizzante, ha ormai più posti che voti", ha scritto sul Foglio Salvatore Merlo, in un articolo in cui si annunciava, tra l’altro, l’intenzione (o almeno la tentazione) di dimettersi da parte di Di Maio. 

Il capo politico del M5s ha già smentito l’indiscrezione: e quindi qualcosa e anzi molto di vero ci dev’essere, visto che come diceva Bismarck "non bisogna credere mai a nulla fintanto che non è stato ufficialmente smentito". Si aggiunga, al quadro dello sfacelo, il dimezzamento dei voti nel giro di un solo anno (dalle politiche alle europee), la disfatta nelle elezioni umbre, la scelta di correre solo simbolicamente (e quindi di non correre) in Emilia-Romagna.

Certo tutto passa, nella vita, ma i Cinque Stelle hanno messo molto del loro per passare in fretta. Quasi nulla delle loro promesse è stato mantenuto: dall’indisponibilità ad allearsi con chicchessia (sono passati disinvoltamente dalla Lega al Pd, pur di stare al governo) alla grottesca abolizione della povertà. Il loro motto "uno vale uno" si è rivelato la più gigantesca operazione di incompetenza al potere. Forse non era una novità nel mondo della politica ("in Italia il bordello è l’unica istituzione dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto", diceva Montanelli): ma mai si erano viste tante persone sbagliate al posto sbagliato.

Ma proprio ora che i nodi di simil grande illusione (o grande imbroglio) vengono al pettine, proprio ora, anzi più che mai, bisogna ricordarsi perché tanti italiani hanno sperato in Grillo e la sua band, e perché li hanno votati. E il motivo è semplice: è che la vecchia classe politica non sarà certo quella gang di ladri che i grillini avevano dipinto, ma di sicuro tanti errori li aveva fatti. Abbiamo accennato alle regionali in Emilia-Romagna: bene, se a quelle di cinque anni fa andò a votare solo il 37 per cento degli aventi diritto, forse (anzi senza il forse) è perché la cosiddetta disaffezione della politica c’era davvero. I vecchi partiti ora esultano per il collasso di chi li voleva seppellire, e ne hanno ben donde. Ma non dimentichino il perché, della sbornia che ha preso tanti elettori.