Quand’era bambino, Barack Obama diceva che da grande avrebbe voluto fare il presidente degli Stati Uniti, e da grande ha fatto il presidente degli Stati Uniti. Il suo miglior amico e compagno di classe diceva che da grande avrebbe voluto riparare orologi, e da grande ha aperto una bottega in cui ripara orologi. Chi dei due ha fatto più strada? Non c’è un “di più”. Entrambi hanno ottenuto il cento per cento di quel che desideravano. Quindi, tutti e due hanno fatto strada allo stesso modo. 

A Barack Obama e al suo amico mi fa pensare ora Luca Gotti, un signore che fino a qualche giorno fa nessuno - neanche i tifosi di calcio - aveva mai sentito nominare.

Luca Gotti è – o meglio era, fino a poche settimane fa – il vice allenatore dell’Udinese. Il titolare della panchina, il croato Igor Tudor, ex difensore della Juventus, è stato licenziato dopo una serie di non brillantissimi risultati; in particolare, dopo aver beccato undici gol nelle sue due ultime partite da allenatore. In attesa di trovare un sostituto scorrendo l’elenco degli illustri disoccupati, l’Udinese ha affidato la squadra a Gotti. Il quale è diventato, quindi, non più vice ma allenatore: sia pure ad interim.

Se non che, con il Carneade Gotti in panchina la squadra ha smesso di prendere gol e ha cominciato a far punti. Tanto che la società – ma non solo la società: tutto un movimento di opinione – sta pensando di render definitivo l’incarico a Gotti. Il che vorrebbe dire, per lui, essere intervistato dai giornali un giorno sì e l’altro pure, essere inquadrato mentre urla a bordo campo, discettare di football con Adani e Caressa a fine match. In una parola, la popolarità.

Ma Gotti dice no. Alla ribalta preferisce il bar con gli amici, la passeggiata in centro e la pizzeria senza scocciatori che vengono a chiedergli del 4-4-2, il weekend con i familiari. In una parola, l’anonimato. Ma forse sarebbe meglio dire: la serenità.

Luca Gotti, che sceglie una vita da mediano, è il nostro eroe in quest’epoca in cui tutti vogliono la vetrina, fosse anche solo quella truffaldina e mediocre dei social. Per lui non ci sarà la possibilità del trionfo, ma neppure il rischio del fallimento. E non è una rinuncia a pensare in grande. Al contrario, è la lezione di chi ha capito - come il compagno di classe di Obama - che ogni cosa è grande o piccola a seconda di quanto corrisponde al desiderio del nostro cuore.