Ricordate? Ne parlammo qui durante il lockdown, riflettendo su un aspetto che ci pareva del tutto trascurato. E cioè sulla constatazione di un fatto: che a tenerci vivi in quel periodo di "chiusura per Covid" erano stati i lavoratori meno pagati: i rider che ci portavano a casa la spesa, le pizze i farmaci i pacchi acquistati online eccetera; e poi le cassiere dei supermercati, gli infermieri, le forze dell’ordine che garantivano i controlli, gli autisti dei camion che trasportavano le merci, gli edicolanti eccetera. Lavoravano - garantendo i servizi essenziali e rischiando la pelle - le categorie meno tutelate e peggio retribuite, eppure indispensabili. Strano, no?

Bene. Oggi dedichiamo una pagina alle intercettazioni ordinate dalla magistratura in un’inchiesta su una di queste società che gestisce le consegne a domicilio. Una manager rimprovera un collaboratore: "Ti prego, davanti a un esterno non devi dire mai più “abbiamo creato un sistema per disperati“. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa e non fuori". Emerge, dai discorsi di questi manager, un sistema che ricorda, o forse fa addirittura impallidire, lo sfruttamento dei lavoratori durante la rivoluzione industriale dell’Ottocento. I rider vengono pagati tre euro a consegna, "derubati" (scrivono i pm) delle mance e puniti - quando il servizio non è ritenuto all’altezza dal cosiddetto “management“ - "attraverso l’arbitraria sospensione dei pagamenti dovuti" e perfino attraverso il non versamento al fisco delle ritenute d’acconto. Un sistema che per i manager intercettati si chiama “Nuova metodologia“. I pm invece lo chiamano "un regime di sopraffazione retributivo e trattamentale". "Condizioni di lavoro degradanti", dicono ancora i pm, che hanno contestato il reato di caporalato. Ma se il codice lo chiama così, il vocabolario e la storia conoscono un altro termine: schiavismo.

Tutto questo, si badi bene, avveniva regolarmente già prima della crisi economica provocata dal Covid. Tutto questo era ed è la "nuova economia" anche di tanti colossi digitali, maestri - fra l’altro - nel non pagare le tasse. Tutto questo ha permesso a pochi di arricchirsi sfruttando la disperazione di molti.

Il comunismo novecentesco nacque soprattutto come reazione alle ingiustizie sociali del suo tempo; e sopravvisse e prosperò anche in anni a noi vicini, quando comunque non si arrivava alla vergogna dei tre euro a consegna, rischio vita compreso. Il comunismo ha fallito ed è condannato dalla storia. Ma questo non deve farci chiudere gli occhi di fronte a ingiustizie e sfruttamenti che continuano oggi, forse peggio che allora.