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15 feb 2022
Editoriale

L’illusione di controllare una guerra

michele brambilla
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Michele Brambilla

La Russia invaderà l’Ucraina? E gli Stati Uniti reagiranno? E scoppierà la terza guerra mondiale? Anche se qui da noi se ne parla poco fra la gente comune (e perfino i giornali americani ieri parevano occuparsi d’altro, aprendo le loro prime pagine con la rivolta dei camionisti No vax), non ci sono altre domande più importanti e angoscianti di queste. Non sono servite a nulla, le grandi tragedie del Novecento? Le diplomazie sono al lavoro e gli ottimisti assicurano: no, non si ripeteranno le tragedie del Novecento. Speriamo. Ma chi conosce la storia sa che anche nel 1913 e nel 1938 si pensava che, in fondo, nessuno avesse interesse a una guerra. Né gli Imperi Centrali né le democrazie occidentali, all’inizio del secolo, avevano interesse a un conflitto mondiale. Allora come oggi ci si illuse che prima con le trattative, poi con qualche schermaglia e poi magari anche con qualche combattimento, si sarebbe riusciti a fermarsi in tempo. Gli storici sono concordi nel ritenere che nessuno – fra i grandi capi di Stato dell’epoca, e perfino fra i loro comandanti militari – avesse previsto la deriva tragica del conflitto, "l’inutile strage" di cui parlò papa Benedetto XV. E così nel settembre del 1938, quando la Gran Bretagna e la Francia assecondarono l’arroganza e la prepotenza di Hitler, il quale si era annesso i Sudeti della Cecoslovacchia (sei mesi dopo essersi annesso l’Austria) in base al principio secondo il quale "dov’è c’è un tedesco, quel territorio va considerato Germania". Un po’ come qualcuno pensa che, dove c’è un russo, è Russia. Il premier britannico, lord Neville Chamberlain, tornò in patria accolto come un eroe per aver salvato la pace. Winston Churchill, che ne avrebbe preso il posto nell’ora più buia che sarebbe poi seguita, lo ammonì: "Fra il disonore e la ...

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