La crisi di questo governo non è soltanto la crisi di un’alleanza anomala, la crisi della liaison dangereuse fra due partiti che si erano insultati per anni prima di mettersi insieme – in mancanza di alternative – per formare una maggioranza. È piuttosto la crisi della pancia del Paese, o meglio la crisi di chi ha giocato, speculato, lucrato sui mal di pancia di tanti italiani. Poi è possibilissimo, anzi probabilissimo, che una di queste forze che ha tanto parlato alla pancia del Paese – la Lega – vinca, o meglio stravinca le prossime elezioni. Ma resta il fatto che quello che stiamo vivendo è la dimostrazione che con le proteste, con le rivendicazioni, con le urla, con le accuse, con l’odio sociale e con il complottismo non si governa. Si può fare opposizione; si possono vincere le elezioni: ma non si governa.

Parlare alla pancia del Paese da una parte è semplice, dall’altra è complicato, perché di pance ce ne sono molte. La Lega ha agitato quelle sensibili ai temi della sicurezza, dell’immigrazione, della pressione fiscale, di un’Europa spesso iniqua e invadente. Il Movimento Cinque Stelle ha scaldato tanti italiani gridando contro la casta, i politici tutti ladri, i giornalisti tutti collusi con il potere, le banche predatrici, i pensionati d’oro, la corruzione che sta o starebbe sempre dietro le grandi opere, le quali naturalmente sono tutte o quasi ‘inutili’.

Non è che non ci sia del vero, in tutte queste urla. E non è che la pancia non sia realmente, e spesso, un organo del corpo in grado di recepire le ingiustizie. Ma con la pancia i problemi li si possono avvertire, non li si possono risolvere. E, soprattutto, di pance ce ne sono tante: e non sempre compatibili. Quelle della Lega e dei Cinque Stelle dolgono in punti diversi: in comune hanno avuto la collera, ma non gli obiettivi e tantomeno le soluzioni. Per questo il governo della rabbia e della rivendicazione non poteva andare da nessuna parte. E da nessuna parte andrà, anche se per l’ennesima volta, per assurdo, Salvini e Di Maio dovessero trovare la quadra, o far finta di trovarla come hanno sempre fatto finora.