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Editoriale

Le ingiustizie che non abbiamo visto

michele brambilla

Romano Prodi l’altro ieri, in un’intervista alla Rai, ha mandato un messaggio chiaro a Enrico Letta e al suo Pd: vi occupate molto di diritti civili individuali (ddl Zan, ius soli eccetera) e molto poco di questioni legate al mondo del lavoro. Poche ore dopo, alla festa dell’Unità di Modena, ho girato questa osservazione a Enrico Letta durante un’intervista pubblica, chiedendogli anche cosa pensasse della Gkn di Campi Bisenzio, la multinazionale che ha licenziato 422 persone con una mail. "Credo che dobbiamo fare di più su lavoro e giustizia sociale. Dobbiamo fare passi avanti anche sul tema della sostenibilità ambientale, che è collegato a quello del lavoro", ha risposto Letta. 

Quanto poi ai lavoratori licenziati dalla Gkn, Letta ha detto: "Debbo chiedere scusa per non aver portato loro, fisicamente come ho fatto in altri casi, la nostra solidarietà. La nostra attenzione nei loro confronti non è stata all’altezza". (E qui c’è una parentesi doverosa da aprire: un politico che ammette di dover far di più e chiede scusa, riconoscendo di avere sbagliato, è un caso più unico che raro. In un mondo in cui tutti hanno sempre ragione e accusano immancabilmente gli altri anche per i propri errori, Enrico Letta si dimostra di un altro pianeta: chapeau).

Chiusa la parentesi, esiste oggi una questione-lavoro che viene sottovalutata? Credo che la risposta sia: sì, esiste ed è sottovalutata. Quello della Gkn non è un caso isolato. L’Italia si sta riprendendo dopo il Covid, il Pil risale, ma su questa ripresa pesa come un macigno il rischio della perdita di molti posti di lavoro. Finora tante famiglie sono state salvate dal blocco dei licenziamenti: ma domani? Le aziende in crisi non potranno andare avanti senza interventi che rilancino davvero l’economia, e saranno costrette a licenziare.

E accanto a questo c’è anche un problema di giustizia sociale, sul quale non è stato disattento solo il Pd, ma un po’ tutti. Ci siamo distratti perché oggi abbiamo tutti più beni di quaranta o cinquant’anni fa, abbiamo tutti l’auto e lo smartphone e andiamo tutti in vacanza, ma è in gran parte l’eredità di quanto guadagnato dalle generazioni precedenti. Enrico Letta ha ragione quando dice che gli anziani non gli parlano delle loro pensioni, ma di figli e nipoti. Chi oggi ha dai sessant’anni in su, e ha lavorato tutta la vita, non si gode quanto ha risparmiato: è preoccupato perché i figli e i nipoti faticano anni prima di trovare lavoro, e quando lo trovano sono pagati molto meno di quanto era pagato lui alla stessa età.

Molti settori sono in crisi e non possono permettersi di assumere: ma altri hanno raggiunto ricchezze mai viste nella storia, prosperano su precari pagati quattro euro all’ora e pretendono, negli Stati in cui investono, di non pagare le tasse. Questo deve tornare al primo posto nei pensieri non solo del Pd, ma di tutti.

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michele brambilla