Vorrei chiedere ai lettori di dedicare solo due o tre minuti a questa storia di cui non importa niente a nessuno: è una piccola storia ignobile, come cantava Guccini, che non merita nemmeno due colonne su un giornale. È la storia di un uomo e una donna - un padre e una madre - arrivati a Bologna per cercare di capire se un corpo senza vita che giace all’obitorio è quello del loro figlio ventunenne. È il corpo del ragazzo ucciso dieci giorni fa, con un colpo alla schiena, dal custode di una villa a Bazzano, dov’era andato a rubare. È insomma il corpo di un ladro. E tanto basterebbe per dire: ben gli sta.

E certo rubare è orribile, farlo entrando nottetempo in casa d’altri lo è ancora di più, mette paura, genera angoscia, induce a sparare, e lungi certamente da noi giudicare quel custode che ha pensato a difendersi. Eppure, mi colpisce come noi - tutti noi, giornalisti in prima fila - di quella sparatoria a Bazzano ci siamo occupati per capire la posizione processuale di chi ha sparato, per capire insomma se è legittima difesa o no, e va bene, c’è una legge da interpretare. 

Poi ci siamo occupati di quel fatto perché fa riflettere sul tema, sentitissimo, della sicurezza, dei furti in casa eccetera. Ma a nessuno interessa quel cadavere senza nome, dimenticato lì da dieci giorni. Di sicuro uno straniero poi, e comunque un ladro, e quindi.

Il morto di Bazzano è il convitato di pietra di questo fattaccio di cronaca nera, ma a nessuno di noi è venuto in mente di occuparci granché di lui: come il barbone con le scarpe da tennis di Jannacci, che quando lo trovano morto sotto un mucchio di cartone lo guardano e "pareva nisün", non sembrava nessuno. 

E invece era qualcuno, era uno, come quel ragazzo rumeno che sbagliava vita, certo, ma è anche vero che nessuno merita di essere dimenticato così sul tavolo di un obitorio, nell’indifferenza di tutti.

E poi loro due: un padre e una madre che chissà con quale angoscia sono partiti dalla Romania, chissà con quante speranze e quante preghiere, o forse illusioni che quel cadevere non sia quello del loro ragazzo. E come sarà il momento in cui lo vedranno e diranno "è lui", oppure tireranno un sospiro di sollievo, e diranno "non è lui", ma il loro sollievo sarà la croce di altri genitori. 

Visti i tempi che corrono, immagino già gli insulti che mi arriveranno addosso sui social per aver parlato così della famiglia di un ladro. Chi ruba deve andare in galera, certo. Ma chi muore e chi piange un figlio morto ha diritto a un minimo, dico un minimo, sguardo.