Provate a chiedere ai vostri familiari, parenti o amici, o anche al primo che passa per la strada, se hanno capito che cosa potranno fare e che cosa non potranno fare nei prossimi giorni: non dico mesi, ma giorni. Non ne troverete uno che abbia le idee chiare. E non certo perché non ci si prenda la briga di informarsi, anzi: ciascuno di noi è attaccato ai giornali, ai siti, alle tv, alla radio. Le informazioni non mancano, al contrario sovrabbondano. Quello che manca è la chiarezza. Perché i primi a non avere le idee chiare sono quelli che dovrebbero decidere per noi. Le informazioni che arrivano dal governo sono molte, confusionarie, contradditorie, spesso cervellotiche.

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Le scuole riaprono il 7, ma alcune il 18, altre il 31, però bisogna distinguere le primarie dalle secondarie, che vediamo se saranno a distanza al 75 per cento oppure al 50, però forse dipenderà anche dalla radice quadrata del numero degli iscritti. Si distinguerà poi fra quelle in cui si va a piedi e quelle in cui si va in autobus, fra quelle che stanno in vie con i numeri civici pari e quelle in numeri civici dispari. I negozi aprono un giorno sì e tre no, poi due sì e otto no, però dipende poi da cosa vendono; quanto ai ristoratori potranno aprire ma soltanto a una certa età, mentre ai baristi vien detto che non si può consumare un trancio di pizza sul marciapiedi ma il caffè sì: si aspettano istruzioni per il tamarindo. I cinema restano chiusi ma sono previste deroghe per quelli che proietteranno documentari sulla gloriosa e popolare vittoria del Movimento Cinque Stelle nel 2018. Si può correre e camminare, se anche a passo svelto non si sa: in ogni caso si "raccomanda fortemente" di farlo in fila per sei col resto di due. In auto si può andare in due se si è sposati o fidanzati da almeno ventiquattro anni e tre mesi, i bambini ok ma occorre l’autocertificazione se sono figli illegittimi.

Ci sarebbe da ridere se non fosse davvero - per usare un francesismo - un casino. Già non si capiva bene la divisione in zone gialle, arancioni e rosse: adesso (e qui non sto scherzando) i geni che ci governano hanno cominciato a ipotizzare anche le zone 'giallo-rafforzato' e bianche. Nel frattempo molti italiani sono già in zona nera. Era tutto più chiaro, in fondo, in marzo: un lockdown totale. E allora si poteva, anzi si doveva capire che il governo era travolto da un’emergenza imprevista. Ma adesso, dopo nove mesi, non è più lecito parlare di emergenza. L’Italia avrebbe avuto diritto a una programmazione, a piani precisi. E invece siamo ultimi perfino nelle vaccinazioni, checché ne dica il simpatico commissario Arcuri con la sua voce da Paolo Panelli; e in balìa di un governo zeppo di personaggi zelantissimi nel difendere se stessi, ma indecisi a tutto, tranne che a lasciarci nel caos.