Sabato Luigi Manconi su Repubblica e ieri Goffredo Buccini sul Corriere della Sera hanno parlato del caso di Saman Abbas. Entrambi hanno scritto che questa orribile vicenda è stata praticamente ignorata dai media e dalla politica. Detesto chi rivendica meriti e primogeniture (chi lo fa, dovrebbe essere altrettanto pronto nell’ammettere colpe e ritardi) ma per una volta lasciateci dire che siamo stati i primi a sollevare il caso. Ora siamo felici che Corriere e Repubblica siano scesi in campo, perché sono due grandi e autorevoli giornali e i loro interventi non potranno che giovare alla verità.

Sul perché di tanto e prolungato silenzio su questa povera ragazza, Luigi Manconi e Goffredo Buccini danno risposte simili ma non uguali. Manconi punta più sull’incapacità da parte di tutti nell’affrontare il problema dell’integrazione con culture diverse. Buccini sottolinea il timore della sinistra di essere accusata di razzismo, di essere accomunata a una certa destra che rifiuta ogni diversità, di sentirsi rivolgere l’epiteto di “islamofobo”.

Tutte le opinioni, comprese le loro sottili differenze, sono preziose per cercare di capire la realtà. Ma quel che conta è che si sia riconosciuto un fatto: e cioè che una vicenda mostruosa come quella di Saman è stata taciuta, rimossa, nascosta quasi con vergogna da un milieu giornalistico e politico solitamente prontissimo a sollevare scandali per molto meno, magari per una donna che viene fatta alzare da una cena della nazionale cantanti, il che se permettete è un fatto non paragonabile a quanto accaduto a Saman.

Noi abbiamo accostato la storia di questa ragazza pachistana a quella di una donna di Catania uccisa dal fratello per aver tradito il marito con un uomo di un altro clan mafioso, disonorando così la famiglia. Ci sono molte affinità fra queste due orribili culture. Ma una differenza: la mafia è fuorilegge e in Italia chi fa cose del genere è condannato dalla società e dai giudici. In certe culture tribali, invece, chi ammazza una figlia perché rifiuta le nozze combinate crede di aver fatto cosa gradita a Dio. Ecco, la nostra battaglia è poter parlare di questo senza volerci mescolare con gli xenofobi. Le diversità sono una ricchezza e “contaminarci” con esse ci arricchisce. Ma non tutte le diversità sono un valore: quelle oggettivamente (sottolineo: oggettivamente) mostruose, vanno denunciate urlando dai tetti.