Mario Draghi presidente del Consiglio sarebbe una grandissima occasione per tutti. Lo sarebbe innanzitutto per l’Italia, e non c’è molto bisogno di spiegare perché. Dopo anni di incompetenti al comando, avremmo finalmente alla guida del governo un uomo dalla straordinaria esperienza, stimato e ascoltato in tutto il mondo, capace di farsi rispettare e di far rispettare l’Italia ovunque, a partire da quella Europa che tante volte ci ha guardati con sospetto se non con fastidio. Ma sarebbe una grandissima occasione anche per quelle forze politiche che in queste ore stanno discutendo - alcune con molti dubbi - se concedergli o meno la fiducia. 

Cominciamo dal centrodestra. Durante la crisi s’è detto compatto nel chiedere le elezioni, che molto probabilmente vincerebbe. Ma anche l’appoggio a un governo Draghi sarebbe una vittoria. Lo sarebbe senz’altro per Forza Italia, che dalle urne uscirebbe come terza forza della coalizione. Ma lo sarebbe anche per la Lega, che si scrollerebbe di dosso quell’etichetta di partito sovranista che gli costa l’isolamento in Europa. Stesso discorso per Fratelli d’Italia: un partito che continua a crescere, ma che rischia un’esclusione dai giochi come quella che visse il Msi di Almirante. Partecipando a un governo Draghi, la destra italiana dimostrerebbe di non essere solo capace di raccogliere il malcontento e la proteste, ma anche di saper governare.

Quanto al Pd, non potrà dire di no all’appoggio a un governo del Presidente. E poi ha abbracciato troppo Conte, e considerando i voti che l’ormai l’ex premier potrebbe sottrargli con una lista propria, è un abbraccio suicida. Ma anche per il Movimento Cinque Stelle - il più apparentemente contrario al governo Draghi, stando alle prime dichiarazioni - sta passando un treno da non perdere. È l’occasione per superare definitivamente la politica del vaffa, l’elogio dell’incompetenza e un certo guevarismo da spiaggia: e per mostrare agli italiani il proprio senso di responsabilità in un momento drammatico per il Paese. Sarebbe, insomma un’occasione per crescere.

Infine, qualche riga dedicata a due personaggi. Il primo è il Capo dello Stato. Lo sospettavano di eccessiva timidezza: ma era solo rispetto delle regole e delle procedure. Quando è stato il momento, ha mostrato che la democrazia non ha bisogno di urlare per essere forte. Il secondo è Matteo Renzi. Con pochi seggi e molti nemici, ha preso un’iniziativa che poteva condurlo all’irrilevanza. Ha rischiato fino all’ultimo, forse ha giocato d’azzardo, ma se ora siamo qui a parlare di Draghi è per quello che fatto lui.