I giornali e l’informazione sono l’incubo quotidiano del governo. Se cosi non fosse non si spiegherebbe Il motivo per il quale il vicepremier Luigi Di Maio non perda occasione di sparare ad alzo zero contro giornalisti ed editori. Segno che i giornali fanno bene il loro mestiere: sulla carta stampata come sul web. E che i lettori, unici soli giudici di chi informa, apprezzano. L’iniziativa di due sindaci di peso come il forentino Dario Nardella e il milanese Giuseppe Sala la dice lunga: chiederanno agli altri sindaci dell’Anci di prendere posizione in difesa della libertà di informazione. Chi guida un Comune, come chi sta all’opposizione nelle città, sa quanto i giornali contino per le comunità.

Gli amministratori locali sono da sempre il volto della politica piu vicino ai bisogni delle persone, delle famiglie e delle imprese. Come chi del diritto di cronaca e di critica fa ogni giorno strumento di confronto e stimolo civile.

A servizio anche delle stesse forze politiche, almeno di quelle capaci di comprendere che l’informazione serve anche a governare e a fare opposizione meglio dei silenzi. Certo, capita di essere fastidiosi: di dire che un ministro del Lavoro dovrebbe difendere le imprese e i posti di lavoro come sono anche quelli delle aziende editoriali.

Può capitare anche, per esempio, di far presente all’opinione pubblica che il tunnel del Brennero non esiste, nonostante il ministro delle Infrastrutture abbia detto il contrario derubricando poi il tutto, sbrigativamente, in una gaffe. Questo governo gode di una maggioranza ampia data dal sacrosanto risultato elettorale e dai numeri parlamentari. Ha il diritto e dovere di governare. Dimostri di esserne capace. I giornali, quelli liberi, saranno i primi a dargliene atto.