Michele Brambilla
Michele Brambilla

Il centrodestra è maggioranza nel Paese - lo dicono tutti i sondaggi, a prescindere dai risultati delle ultime amministrative - e se si andasse ora a votare per le politiche, vincerebbe le elezioni. Ma esiste ancora un centrodestra in Italia? Un’alleanza unita e coesa come ai tempi in cui Berlusconi faceva da federatore? A noi pare che, di centrodestra, oggi ce ne siano almeno cinque. Il primo è Forza Italia: un partito moderato, liberale, convintamente europeista e draghiano. Il suo leader non diventerà presidente della Repubblica, perché Pd e M5S non lo voteranno mai, ma non è più il Cavaliere Nero, il Caimano, il Nemico da abbattere con ogni mezzo.

La sinistra non lo odia più: anzi, in confronto a Salvini e Meloni, lo considera una specie di Cavour.

Poi c’è la Lega, o meglie le tre leghe. Una, quella che fa riferimento a Giorgetti e ai governatori del Nord (Zaia soprattutto) è anch’essa draghiana ed europeista. O meglio, non è che sia draghiana ed europeista per ideologia o vocazione: lo è per pragmatismo. È la Lega del Nord produttivo, dei tanti imprenditori e commercianti che sanno bene quanto siano provvidenziali, per la ripresa post-Covid, il governo Draghi e i soldi dell’Europa. Sanno pure che è provvidenziale anche il Green pass.

L’altra Lega è quella dei Borghi e dei Bagnai e di tanti altri: nostalgici del movimentismo, anti-Europa e anti-euro, oltre che anti-Green pass. Al governo con Draghi e peggio ancora con il Pd stanno solo perché costretti.

La terza Lega è Salvini, il Capitano che ha trascinato il partito a percentuali mai viste prima, e che ora oscilla tra le due prime leghe, cioè tra l’opportunità di restare in questo governo di emergenza nazionale e la tentazione di un altro Papeete. Spaventato dalla crescita di Fratelli d’Italia, Salvini potrebbe rompere tutto, nella speranza di raccogliere i frutti nelle urne. Ma è una speranza che probabilmente si rivelerebbe un’illusione, perché gli italiani oggi vogliono Draghi, e chi non lo vuole è già stato sedotto dalla Meloni.

La quale Meloni - quinta anima - è convintamente anti-europeista e, più che di centrodestra, è di destra-destra. Si è lamentata dell’inchiesta di Fanpage, che sorprende alcuni suoi dirigenti nel fare il saluto romano, e si può capire la sua reazione. Ma se poi a Roma candida una donna che si chiama Rachele Mussolini (la quale risulta poi la più votata) vuol dire che certi voti non le dispiacciono, anzi che li cerca.

Questo centrodestra vincerebbe le elezioni, d’accordo. Ma sarebbe poi in grado di governare? Le sue diversità non sono normale dialettica all’interno di una coalizione.