Che cosa hanno fatto i carabinieri per cercare di capire chi ha ucciso Chiara, e perché l’ha uccisa? Qual è stato il loro primo strumento di indagine? È semplice, è scontato: lo smartphone. I carabinieri e il pubblico ministero hanno guardato negli smartphone: le chat, i messaggi, i post sui social. Ormai si fa sempre così, o almeno quasi sempre: è in uno smartphone che scopri la vita, più o meno segreta, di ciascuno di noi. I nostri spostamenti, i nostri rapporti, e così via. È ovvio. Ma quello su cui vorrei attirare l’attenzione è che quando si apre quello scrigno segreto che è lo smartphone dei nostri figli, noi genitori scopriamo un mondo che ci era ignoto.

Scopriamo tante cose dei nostri figli che non immaginavamo. Magari che temevamo, ma di cui non conoscevamo i contorni. Ecco, quando per qualche imprevisto vediamo il contenuto di quella scatola nera, ci accorgiamo che sapevamo ben poco dei nostri figli. Anni fa Nanni Moretti fece un film bello e struggente, "La stanza del figlio": i genitori cercavano di scoprire nella cameretta del loro ragazzo tragicamente scomparso i desideri, i sogni, magari gli amori che erano stati tenuti riservati. Ma tutto era comunque infinitamente più trasparente di quanto viene custodito oggi in uno smartphone. Lo smartphone è il luogo inviolabile in cui i nostri figli crescono, non si sa bene in compagnia di chi; crescono e si staccano gradualmente, ma ormai molto velocemente, da noi genitori.

Parlo soprattutto degli adolescenti e dei pre-adolescenti, perché ormai già alle elementari non c’è bambino che non abbia uno smartphone. Lì vediamo lì, appiccicati allo schermo per ore e ore. Che cosa staranno vedendo? Con chi staranno chattando? E quando sorridono, pensiamo: perché sorridono? Con chi? Non c’è verso di farsi dire. Non c’è verso di sapere. E serve a poco mettere sbarramenti: comunque, quel che scrivono leggono e vedono ci sarà sempre tenuto nascosto. E serve a poco toglierlo loro per punizione: ci sarà sempre qualche amico o amica che con il loro aggeggio li faranno navigare chissà dove, e chissà con chi. Ci sono casi di bambini che scappano di casa quando i genitori, per punizione, sequestrano loro lo smartphone. Se non glielo dai, crei un disadattato. Se glielo lasci, lo vedi trasformare in poche settimane, fino ad avere l’impressione di non conoscerlo più.

Si dirà che tutti i genitori della storia hanno sempre detto "ai nostri tempi era diverso". Ma è vero solo in parte. Il balzo tecnologico della nostra generazione ha provocato un salto, uno strappo che è senza precedenti.

E ci fa sentire così impotenti.