Per carità, siamo tutti uomini di mondo, ma un’alleanza di governo fra Beppe Grillo e Matteo Renzi sfuggiva non solo alla nostra esperienza ma anche alla nostra immaginazione. Non è un giudizio politico: magari sarebbe anche una buona soluzione, non lo sappiamo. Non è neppure un giudizio morale. E neanche un giudizio: è semplicemente la constatazione che ormai non c’è da stupirsi di nulla. Nel pur litigiosissimo mondo della politica, infatti, di reciproche scomuniche e poi di ‘contrordine compagni’ ne abbiamo viste e ne vediamo di ogni colore. Abbiamo assistito, sei anni fa, alla nascita di un governo composto da Pd e Forza Italia, dopo anni in cui i berlusconiani erano dipinti come un pericolo per la democrazia e i democratici come i legittimi eredi dei mangiatori di bambini.

Ma mai s’era vista una tale distanza – anzi chiamiamo le cose con il loro nome: un tale odio – come quello fra grillini e renziani. Già il Pd, per i Cinque Stelle, è stato fino a ieri la quintessenza di ogni schifezza. Di Maio recentemente ha detto che mai sarebbe andato con il partito che fa l’elettrochoc ai bambini per poi venderli (ci sono sempre i bambini di mezzo, quando si parla di quel partito lì). Ma se poi del Pd si prende la parte renziana, il marchio di infamia era elevato alla massima potenza. Renzi è stato per anni l’ossessione della propaganda grillina, la cui stampa amica ha collezionato non so quante prime pagine per prendersela con lui o almeno con qualcuno del suo cerchio (o giglio) magico: Lotti e la Boschi, babbo Renzi e perfino mamma Renzi, nessuno è stato risparmiato. E oggi sentiamo che sì, c’eravamo tanto odiati, ma in fondo avevamo scherzato. E Salvini, che dall’abbraccio Renzi-Grillo sarebbe tagliato fuori, non può lamentarsi più di tanto del voltagabbanismo dell’inedita coppia, perché lui poco più di un anno fa ha fatto altrettanto: ha mollato Forza Italia con cui si era presentato alle elezioni per andare proprio con quei grillini che l’avevano sempre definito brutto sporco e cattivo. Insomma alle giravolte dei politici siamo abituati. E facciano pure: purché non ci ripetano come sempre che è "per il bene del Paese". Ccà nisciuno è fesso, diceva Totò.