I mercati fanno un mestiere semplice: danno un prezzo alle cose. E alle azioni. Il rialzo dello spread tra i Btp italiani a dieci anni e il Bund tedesco oltre i 150 punti – e il calo del listino milanese – dicono che oggi all’Italia vendere debito costa un po’ di più perché un po’ più alto è il rischio e dunque il rendimento da pagare a chi decide di investire la propria fiducia e i propri quattrini sul nostro Paese. Tutto qui. Per avere la controprova basta mettersi dall’altro lato: investireste i vostri risparmi su uno Stato solido, con una crescita forte e in grado di ripagare gli investimenti o preferireste scommettere su un Paese colabrodo? Non c’è bisogno, insomma, di scomodare ipotesi di complotto, tanto più che la reazione dei mercati è stata un segnale moderato rispetto a indiscrezioni che avrebbero potuto avere ben altro impatto. Inutile, però, negare che chi opera sui mercati, i grandi fondi internazionali, possano avere più di un interesse a orientare le scelte di un Paese. Interessi economici, prima che politici. Perché quello fanno di mestiere. Fuorviante rischia di essere un paragone con il 2011, quando l’Italia scoprì la parola spread: diversa è la situazione sui mercati. Diverse rispetto ad allora sono le condizioni di Paesi come la Grecia. Diversa è l’Unione europea che, nel frattempo, ha incassato la Brexit ma anche lo scudo del quantitative easing alzato dalla Bce di Mario Draghi. Scudo che va lentamente verso l’esaurimento delle proprie funzioni e già questo sarebbe sufficiente ad alzare il livello di rischio per un Paese come il nostro che ha visto il debito pubblico oltre i 2.300 miliardi di euro. Di Maio e Salvini, di fronte a queste dinamiche, hanno un’arma più potente ed efficace del gridare al dagli agli eurocrati: eliminare l’incertezza, formare un governo e presentare un programma definitivo sul quale saranno giudicati. Anche dai mercati. Dalle bozze del contratto, ancora in via di definizione, vi sono molti punti che potrebbero anche essere apprezzati dai mercati. Altri sono più discutibili. Mentre quelli potenzialmente esplosivi sembrano essere depotenziati. Quanto all’Europa non ha certo tutte le carte in regola per dare lezioni. Non ne ha, per esempio, quando parla di politiche di immigrazione e accoglienza, avendo lasciato l’Italia sola.