Roma, 29 luglio 2018 - Il filo giallo-verde che lega fatti e desideri del governo Conte unisce più risposte a una sola domanda: il bisogno di protezione. Dalla precarietà (decreto dignità e reddito di cittadinanza), dalla criminalità (legittima difesa), dalle spine delle migrazioni (i porti chiusi), da un’Europa più nemica che alleata. Promesse di protezione e cambiamento, d’altra parte, sono alla base del successo elettorale della Lega di Salvini e dei 5 Stelle di Maio. Un paese, però, non può solo proteggersi. E chi governa non può ignorare che la protezione ha un costo che qualcuno sostiene: gli uomini in divisa, per esempio, con il loro impegno contro la criminalità. Le imprese e i lavoratori sul fronte della competizione globale. Sono gli uomini in divisa del Pil, quelli che producono il benessere necessario affinché vi siano risorse per le protezioni sociali. Un fronte sul quale si è visto poco e quel poco non pare all’altezza della seconda manifattura europea. A cominciare dal pasticcio sui contratti a termine già bocciato dalle imprese del Nord. L’economia italiana cresce, ma rallenta. Il rapporto Abi reso noto ieri stima una crescita dell’1,3% l’anno nel triennio 2018-2020.

In ribasso rispetto all’1,5% di dicembre per ragioni fondamentalmente di incertezza internazionale. Numeri di un’Azienda Italia ancora robusta, ma ben lontana dalle performance di Corporate America che benedice, con un rialzo del 4,1% nel secondo trimestre dell’anno, la Trumponomics. La politica economica di un presidente, Trump, che su sicurezza e protezione degli interessi americani ha puntato molto , ma ha anche dato forza a chi rischia sui mercati. Protezione e crescita, insomma, sono compatibili. D’altra parte ci sarà un motivo se negli Usa nascono i Facebook, i Twitter – per quanto puniti dagli ultimi conti – e gli Amazon mentre da noi vanno in scena i soliti girotondi della bassa crescita. La salute dell’Azienda Italia dipenderà anche dalla legge di bilancio. La ripresa è troppo fragile per reggere a reazioni brusche dei mercati a decisioni contrarie alla stabilità finanziaria. Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio – leghista esperto e avveduto, non un gufo – lo ha fatto capire. Tra fine agosto e i primi di settembre, un attacco dei mercati e un rialzo dello spread sono da mettere in conto. I giorni che separano il tempo delle vacanze dai tempi della legge di bilancio saranno il banco di prova, lo stress test, del contratto di governo. Nel frattempo, ascoltare Giorgetti.