Giardini del Quirinale. Giuseppe Conte, premier da poche ore, alza il pollice e allarga il sorriso a chiedergli una risposta al dilemma che ha accompagnato giorni di divisioni e polemiche: «Difendere l’euro e rifare l’Europa. Può essere uno slogan nel quale vi riconoscete?». Se quel pollice alzato vuole dire qualcosa, l’azione di governo potrebbe portare lontano. Nella direzione giusta e con la forza di quel «Paese coeso e affidabile» che il presidente Sergio Mattarella ha rivendicato celebrando una festa della Repubblica che sarà ricordata per affetto e voglia di unità. Amor di patria reso più forte dai difficili novanta giorni che hanno dato vita a una maggioranza inedita, ma formata come democrazia comanda. È la miglior risposta a chi ci ha chiamato scrocconi, fannulloni e corrotti. Il nuovo esecutivo è partito, parole e pensieri dei leader sono note. Saranno opere e omissioni a essere giudicate. Cominciando, per esempio, dalla tutela della stabilità finanziaria e del risparmio degli italiani. Dati della Banca d’Italia, aggiornati al febbraio scorso, dicono che solo il 32,3% del nostro debito pubblico è intestato a non residenti nel Paese. Il 67,7% è intestato a residenti: il 16,3% alla Banca d’Italia, il 26,8% alle banche, il 18,8% ad altre istituzioni finanziarie italiane e il 5,8% a famiglie e imprese.

Benefici e danni ricadono con le stesse proporzioni. Meglio evitare il rischio di tagliarsi i portafogli per fare dispetto alla signora Merkel. Che non significa temere di dire all’Ue e ai tedeschi che bisogna cambiare. Il 2 giugno chiude idealmente anche il percorso iniziato a Dogliani, con il discorso nel quale Mattarella fissava i paletti sulla via dell’esecutivo. Percorso a ostacoli, l’abbiamo visto, ma coronato dal successo di avere tenuto insieme rispetto del voto e governabilità. Tema caro al Presidente che aveva in qualche modo già indicato la strada, un mese prima di Dogliani. Riportando al presente la lezione di un senatore che parlava della necessità di ridefinire le regole del gioco, e di riavvicinare le persone alle istituzioni. «Una lezione che non andrebbe dimenticata – ricorda Mattarella avvicinandosi il 2 giugno –. Che andrebbe riletta». L’autore della lezione scrisse un libro intitolato Il cittadino come arbitro. Una copia fu regalata allo stesso Mattarella il 16 aprile, durante la sua visita a Forlì. Il professore, divenuto senatore, fu ucciso nel 1988 dalle Brigate Rosse. Si chiamava Roberto Ruffilli.