Garantire la tenuta dei conti dello Stato. Trovare circa 12-13 miliardi per evitare che scattino le clausole di salvaguardia e l’aumento dell’Iva per il 2019. Essere presenti con forza nelle sedi europee e nelle trattative dalle quali discendono conseguenze vitali per il Paese: dal Consiglio europeo di giugno con la riforma della governance europea, dall’unione bancaria ai meccanismi anti tsunami finanziari (euro bond compresi). Dall’approvazione del bilancio 2021-2027 alla difesa delle posizioni italiane in tema di accoglienza dei migranti nel round di riforma del trattato di Dublino. Sono queste, non solo la riforma della legge elettorale, le partite che dovrebbero impegnare qualunque governo guidi la legislatura. Qualunque governo, di qualunque natura, dovesse anche essere l’esecutivo per gli affari correnti guidato da Paolo Gentiloni. Anche se un conto è agire per legittimità giuridica, altro è farlo con la forza della legittimità politica.

Qualche numero: l’aumento dell’Iva nel 2019 – dal 10 all’11,5% per l’aliquota intermedia e dal 22 al 24,2% per l’ordinaria, destinata ad arrivare al 25% nel 2021 – è stato calcolato possa costare attorno ai 300 euro a famiglia. Con un implicito effetto depressivo su consumi e occupazione tale da mettere in discussione le previsioni di crescita indicate nel Def a politiche costanti. Vale a dire lasciando al nuovo esecutivo il compito, per esempio, di scongiurare l’aumento delle imposte. Altro capitolo, il budget europeo: la Commissione europea ha depositato il primo progetto di bilancio dopo la Brexit, proposta nella quale molti sono i capitoli tagliati (agricoltura, per esempio) e molte sono le risorse che potrebbero cambiare destinazione. Chi e con quale forza, giocherà per l’Italia?

Sono, insomma, quelle indicate, responsabilità inevitabili. Tutte le forze politiche, almeno a parole, ne sembrano consapevoli. Sicuramente consapevole è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che oggi avvierà l’ultimo (presumibilmente) giro di consultazioni e poi indicherà la strada. Consapevole, sicuramente, lo è il mondo delle imprese e del lavoro nonostante i toni moderati che hanno accompagnato il lungo dopo voto. Poi ci sono i mercati e la loro calma apparente: probabile che fino a un certo punto la valutazione del sistema Italia, dopo le elezioni, sia stata scontata. Difficile possa durare. Credere che siano indifferenti alla stabilità di un Paese con 2.300 miliardi di debito pubblico significa ignorare lo scudo Bce del quantitative easing. Scudo che non potrà durare per sempre. Sia ignoranza o sia illusione, meglio evitare bruschi risvegli.