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Genova, l'unità di un Paese

di PAOLO GIACOMIN
Ultimo aggiornamento il 19 agosto 2018 alle 08:45
Il presidente Mattarella ai funerali di Stato delle vittime di Genova (Ansa)

Lo Stato ha il volto fiero, stanco e commosso dei vigili del fuoco che sfilano davanti alle bare delle vittime del ponte Morandi a Genova. Li accompagna un applauso d’amore e riconoscenza. Hanno scavato per giorni, senza risparmio. Ora stringono mani, toccano le bare. Consolano padri, madri, fratelli, amici. Sono i vigili del fuoco, come le forze dell’ordine, i medici, gli infermieri, ma anche i genovesi e gli italiani che sono accorsi a donare il sangue, l’Italia migliore. Il Paese dal cuore grande, che consente di sperare e trovare sempre la forza per rialzarsi e ripartire. Lo Stato ha le parole del presidente Sergio Mattarella di fronte alla «tragedia inaccettabile». «Vi sono tre impegni che vanno adesso onorati: quello di vicinanza ai familiari di chi ha perso la vita, ai feriti e alle famiglie che hanno dovuto lasciare le abitazioni in pericolo. L’impegno di un accertamento rigoroso e sollecito delle responsabilita: Il dovere di assicurare la sicurezza delle strade e dei trasporti. Sono impegni dell’Italia per Genova e anche per l’intero Paese». Parole chiare, quelle giuste nel giorno del lutto e del dolore.

Quelle che servono per chiamare all’unità e al sostegno di uno Stato che troppo spesso, di fronte a eventi fatali e incomprensibili, è costretto a fare i conti con le proprie fragilità strutturali. Sono impegni, quelli chiesti dal Capo dello Stato, da accogliere e da ricordare anche quando il tempo del dolore e delle emozioni sarà più lontano da questi giorni terribili. L’applauso al Presidente e al governo significano che il Paese è unito e che aspetta risposte e responsabilita. Ed è con lo stesso spirito, con l’intenzione di contribuire a costruire un’Italia più solida, senza inutili allarmismi, che vogliamo raccontare l’Italia dei ponti e dell’asfalto che la cronaca ci ricorda, più spesso di quanto vorremmo, essere spesso un nervo scoperto. La domanda, in fondo, è una sola: dove passano le nostre vite, quelle dei nostri cari, quando si spostano sulle strade d’Italia? Non smetteremo mai di chiedere risposte. 
Il dolore di Genova è una smisurata preghiera: non accada mai più. 
 

 

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