Mi permetto di affrontare il tema del fine vita con una testimonianza personale. Non per parlar di me, ma perché credo che certi dilemmi tocchino tutti. Dunque: sono contrario, per formazione e per convinzioni personali, all’eutanasia. E questo è il primo punto. Secondo punto: cinque anni fa mia madre, che aveva 92 anni, ebbe un ictus che la paralizzò completamente e la rese incosciente (almeno per quel che può verificare la medicina). Dopo un paio di mesi, i medici mi dissero che a causa di una complicanza sarebbe stato necessario un terribile intervento chirurgico, durante il quale mia madre – al 95 per cento o giù di lì – non sarebbe sopravvissuta. Insomma: con l’intervento mia madre – ripeto, ormai del tutto incosciente – avrebbe avuto qualche piccola possibilità di sopravvivere forse per qualche settimana, e non di più, perché con il passare dei giorni sarebbe diventata impossibile anche l’alimentazione con il sondino nasale. Senza intervento, sarebbe morta in poche ore.

Che cosa fa un figlio in queste circostanze? Parla con i medici, si sente dire che l’intervento sarebbe un accanimento perfino crudele, e dà il consenso alla sospensione dell’alimentazione coatta. E così io e mio fratello abbiamo fatto. Abbiamo dato l’ok all’eutanasia? No, perché l’eutanasia è staccare una macchina che garantisce la vita, e lì non c’era nessuna macchina. Ma molti cattolici (e io, seppur fragilissimo, mi ritengo tale) ritengono che sospendere l’alimentazione sia negare un diritto elementare. Eluana Englaro, per capirci, non era attaccata a una macchina e morì proprio per la cessazione dell’alimentazione coatta, tra molte proteste e accuse di omicidio.
Ecco. Ho raccontato questo per dire che la vita è più complessa delle ideologie. Di tutte le ideologie: sia quelle di coloro che ritengono l’eutanasia e il suicidio assistito una conquista, sia quelle di coloro che credono di possedere la verità della vita. Qui non ci sono conquiste, ma solo drammi. Per questo spero che, quando si legifererà, si sia tutti umili davanti al mistero, e si cerchi il male minore, anzi il bene possibile.