Da grande ipocondriaco, non vado mai dal medico. Ormai da un pezzo egli non fa più diagnosi, né tantomeno prescrive terapie. Più semplicemente ordina esami. Se hai la tosse, infligge una Rx ai polmoni; se hai il mal di testa, una Tac; per ogni malanno, una ventina di analisi del sangue. Così, costringe il paziente a una straziante attesa dell’esito: insostenibile, per l’ipocondriaco.

Men che meno vado dallo specialista. Il quale è specialista, più che della propria disciplina, di sadismo: degli esami prescritti dal medico non si accontenta mai, specie se hanno esito negativo; ne dispone quindi di nuovi, fino a quando emerga qualcosa di patologico. Diceva bene Montanelli: non andare mai né in Questura né dai medici: qualche motivo per trattenerti lo trovano sempre. Da ipocondriaco, preferisco immaginare una morte che sopraggiunga più o meno improvvisa piuttosto che un lungo periodo di consapevolezza della propria malattia, e quindi della propria condanna. Meglio non sapere. Meglio evitare visite, controlli, esami, i maledetti check-up.

Ma detto questo, non è colpa dei camici bianchi se è scomparso il vecchio medico condotto che osservando e tastando curava il paziente senza sottoporlo alle forche caudine degli esami. La colpa è di noi pazienti, o più in generale di noi esseri umani figli del benessere: non accettiamo più l’idea della malattia né tantomeno quella della morte, e quindi dal medico pretendiamo non solo l’infallibilità nella diagnosi, ma anche quella della terapia. Consideriamo dovere del medico non quello di curarci, ma quello di guarirci: e noi giornalisti purtroppo andiamo dietro a quest’andazzo demenziale, attribuendo alla ‘malasanità’ anche la morte di pazienti ultranovantenni già operati di cancro e reduci da un infarto. La medicina come una scienza esatta, ecco quel che pretendiamo: esatta e in grado di liberarci da questo fastidio che è la morte.

Ecco perché tanti medici, oggi, si difendono ordinando migliaia di esami inutili: perché hanno paura delle cause per risarcimento danni. Quando forse l’unico esame che avrebbe un senso sarebbe una perizia psichiatrica obbligatoria su chi entra in uno studio medico.