La campagna elettorale per le regionali emiliane è cominciata con una buona notizia, anzi due. La prima riguarda i toni usati da Salvini; la seconda i toni usati dalla piazza anti-Salvini. Si tratta di due novità la cui portata - se confermata da qui al 26 gennaio, come ci auguriamo - sarebbe addirittura rivoluzionaria. Cominciamo con il leader della Lega. Intervistato da noi giovedì scorso, ha detto: "In Emilia-Romagna non possiamo dire che la situazione è un disastro, non sarebbe corretto. E Bonaccini, se ha governato cinque anni, non è certo uno sprovveduto". Poi ha aggiunto: "Però ci sono tante cose da migliorare". Sorprendente, no?

Anche quando s’è trattato di passare alle consuete promesse elettorali, abbiamo udito un Salvini ben diverso da quello che annunciava espulsioni in massa, chiavi delle galere buttate via e tasse al 15 per cento per tutti. In Emilia-Romagna, ha detto, "abbiamo l’ambizione di poter fare meglio della sinistra, senza miracoli". Forse perfino un Forlani e un Martinazzoli avrebbero osato di più. Quanto alla piazza anti-Salvini, quella organizzata da quattro ragazzi senza bandiere e senza partiti, è stata una lezione di civiltà, e penso che possa avere (o quanto meno che dovrebbe avere) la stessa opinione anche chi il 26 gennaio dovesse votare per la candidata della Lega. La vera novità, in piazza Maggiore, non è stata neanche la mancanza di bandiere e partiti e la spontaneità del ritrovo: è stata la mancanza di insulti, di slogan violenti, di odio. Dopo tanti anni di cattiveria - perché siamo diventati tutti cattivi, noi italiani: basta fare un giro sui social ma anche assistere ai talk show politici - finalmente una boccata d’aria. Così speriamo che vada avanti questa campagna. S’è detto che potrebbero essere elezioni di svolta, sia per la regione che per Roma: noi speriamo, chiunque vinca, che la vera svolta sia la fine dell’imbarbarimento. Da troppi anni c’è un clima pessimo: e sarebbe molto comodo, ma sbagliato, dare la colpa solo ai politici che solleticano gli istinti peggiori di tanta gente. La colpa è anche di chi quegli istinti li ha e non li controlla, rinunciando a ragionare. Chiunque vinca in Emilia dovrebbe poi dare il buon esempio. Perché oltretutto, chiunque vinca, vincerà di poco. Il che vuol dire che la regione sarà divisa in due, e “divisa” non dovrà significare “spaccata”. Chiunque vinca, sappia ascoltare e rispettare la metà che ha perso. Questa sarebbe davvero la grande novità che tutti quanti stiamo già aspettando.