Bologna, 26 gennaio 2020 - Le elezioni emiliano-romagnole di oggi hanno una particolarità che le rende uniche nella storia: sono le prime dall’esito incerto. Fino alle ultime regionali, quelle del 2014, andare alle urne era poco più che una formalità: si giocava una partita il cui vincitore era noto prima del fischio di inizio. Tutt’al più c’era curiosità sul punteggio: ma neanche tanto, lo scarto è sempre stato netto. A favore del centrosinistra, ovviamente. Chi sarà il vincitore di oggi, invece, non è affatto scontato. È anzi possibile, forse probabile, che solo a tarda notte sapremo se il presidente sarà ancora Stefano Bonaccini o se, al contrario, sarà Lucia Borgonzoni.

L’incertezza non è solo segnalata dai sondaggi pubblicati nelle scorse settimane. C’è anche un dato oggettivo a indicare nuovi orientamenti: alle europee della scorsa primavera - neanche un anno fa, quindi - le liste di centrodestra hanno totalizzato sei punti in più rispetto al centrosinistra. È questa l’aria che tira? Vedremo.

Stefano Bonaccini chiede un voto soprattutto su di sé e sull’operato della propria giunta: noi, dice, abbiamo ben governato da sempre, e l’Emilia-Romagna è un posto in cui si vive bene. Lucia Borgonzoni e il centrodestra chiedono un cambiamento: troppi settant’anni di governo della sinistra, dicono, si è ormai formato un sistema di potere che ha fatto il suo tempo. 
Ma sarebbe ipocrita negare che - in buona anzi in larga parte - quello di oggi sarà anche un voto politico, oltre che amministrativo. Si vota per Bologna pensando pure a Roma. Se vincerà Stefano Bonaccini, il governo Pd-M5s si sentirà non dico più forte, perché inquieto è inquieto da un pezzo: ma almeno in grado di tirare un po’ il fiato.

Se vincerà Lucia Borgonzoni, il centrodestra vedrà più vicina la spallata che sogna, con nuove elezioni. Questo giornale, che è di proprietà di un editore puro il quale non ha altri interessi se non quello appunto di pubblicare giornali, ha dato pari spazio alle forze in campo e sente solo la vocazione di informare: non di appoggiare qualcuno. L’unico appello che facciamo agli emiliano-romagnoli è quello di andare alle urne. Nel 2014 andò a votare solo il 37 per cento degli aventi diritto. Non fu una bella pagina per la democrazia. Speriamo quindi che oggi la partecipazione sia molto più alta. Votare è un diritto, ma un po’ anche un dovere: se non altro perché chi non vota ha sempre torto.