Comunque vada nulla sarà come prima. La tornata elettorale di oggi, con 75 comuni che giocano l’ultima partita dei play off elettorali, è osservata come una bussola destinata a orientare equilibri presenti e futuri. Comprese le elezioni regionali che si avvicinano in Emilia Romagna, nel 2019, e nelle Marche, 2020. E sono regioni dove Lega e Movimento Cinque stelle in questi anni hanno fatto passi da gigante e dove Matteo Salvini, pur nella sua bulimia di annunci, anche adesso raccoglie consensi trasversali diretti e indiretti soprattutto per la virata energica sull’ immigrazione che da queste parti divide pure il Pd. Un tema che, fra l’altro, fa registrare un nuovo scontro verbale fra Salvini (di concerto con Di Maio) e Macron, al primo posto dell’agenda politica anche in virtù del pre vertice di oggi e del Consiglio europeo del 28 giugno. La mappa dei ballottaggi indicherà fortemente pure lo stato di salute del Partito democratico, che rischia in alcuni capoluoghi, vedi Pisa e Siena in Toscana, o di vincere di misura in aree-simbolo considerate una fortezza politica ed economica come Imola, nel Bolognese. Il resto del centrodestra, Forza Italia e Fratelli d’Italia, partecipa, ma gioca più a centrocampo che in attacco. 

Lega e grillini (sempre più svincolati dal Grillo primigenio) sanno che a questo giro i voti contano anche per pesare le rispettive forze che ogni giorno misurano con interpretazioni diverse sugli stessi temi: Salvini lancia il censimento sui Rom e Di Maio frena, Salvini vuole meno vaccini e il ministro Grillo lo gela, Salvini vuol togliere la scorta a Saviano, Di Maio lo considera uno sfogo da tempo libero. Nulla sarà mai come prima, dicevamo, soprattutto in alcune realtà che vanno prese per esempio e dove le venature civiche si miscelano ai partiti tradizionali. Pentastellati e Lega, anche dove non conquistano il Comune, hanno intenzione di pesare di più nei rapporti con le istituzioni, nel mondo dell’industria, che li appoggia perfino nelle coop, nelle associazioni di categoria che apprezzano l’aria di novità e di pragmatismo, nel welfare dove le vecchie logiche vacillano.

Nelle Marche si vota ad Ancona, capoluogo di regione, e qui il centrodestra si presenta unito partendo da un progetto civico che fa da traino, ma dove Lega e M5S con ogni probabilità dimostreranno di aver raggiunto una struttura solida in una città e in una regione che li ha premiati per aver battuto molto sul tema -sicurezza immigrazione. Anche alla luce di casi come quello di Pamela, la ragazza di Macerata uccisa e tagliata pezzi e per la quale sono finiti in carcere tre richiedenti asilo. Il sindaco uscente, candidatura Pd, è in affanno visto il fallimento del suo partito alle politiche e si gioca tutto facendosi sostenere da tre liste civiche. Altro caso emblematico Imola, ex imprendibile fortino rosso cassaforte delle coop. Si sfidano due donne, Pd e M5S, per la prima volta in 73 anni. Qui i pentastellati, più che vincere sanno di poter dimostrare che d’ora in poi peseranno anche all’opposizione come non è mai accaduto. Lo prova il fatto che in 48 ore hanno deciso di convergere su Imola i ministri Luigi Di Maio, Danilo Toninelli e Riccardo Fraccaro più il sindaco di Torino Chiara Appendino. Il ballottaggio è tirato, il Pd è favorito. E dalle torri della Regione Emilia-Romagna, che intanto strizza l’occhio a tendenze autonomiste, i democrat osservano preoccupati in vista delle elezioni dell’anno prossimo.